I saggi di Napolitano e il paleofemminismo

Uno dei “problemi” evidenziati da talune porzioni della sinistra nazionale riguardo le due squadre di “saggi” volute e composte dal Capo dello Stato per cercare di condurre il Paese fuori dalle sabbie mobili del vuoto esecutivo in cui è precipitato, è il fatto che i membri delle equipes siano esclusivamente soggetti “maschi”. Attenzione, non uomini. “Maschi”. Un po’ come se stessimo parlando di esemplari di criceti da laboratorio. Le formazioni devono ancora mettersi al lavoro, ma la retrocultura caricata ad odio del pianeta “liberal” ha già emesso la sua inappellabile sentenza di condanna. Non importa che l’Italia sia legata ad un asino che sta per essere gettato in fondo al mare, come non importa che il genere non rappresenti, di per sè, un valore o un disvalore; il furor ideologicus esige il suo sacrificio di sangue. L’altare è quello del fanatasimo e ad essere sgozzata è la ragione. La sinistra si dimostra, ancora una volta e per l’ennesima volta, sideralmente distante dal Paese reale e dalle “issues” della sua piattaforma civile. Per questo, il Paese reale continua a bocciarla in cabina elettorale. E fa bene. P.s: Il paleofemminismo­ ha segnato il passo, mentre al politically correct l’evoluzione del pensiero critico sta prendendo le misure per l’abito funebre. Ma la sinistra preferisce la rendita della retorica al guadagno della progettualità.

Almeno la DC…con Grillo,invece, tutto piu’ difficile

E’ vero, la DC sapeva mediare, anche in virtù delle garanzie che il suo interclassismo forniva ai “poteri altri” e ai riottosi delle ali più estreme del Parlamento, Botteghe Oscure in testa. Ma è altrettanto vero che Piazza del Gesù poteva contare sulla bussola e sul catenaccio yaltiani, non era una barca di legno acerbo sconquassata dai marosi dell’interesse finanziario privato e del pancismo oclocraticoide. Ps. Una riproposizione (rivisitata ed adattata ai nuovi scenari) dell'”interdipendenza” sulla falsa riga delle direttrici andreottiana e craxiana è pura utopia, se non si ha alle spalle la solidità di cassa.

Quando Grillo parlava di pace…

“Scemo di guerra”; un piccolo capolavoro da inserire nella cineteca delle testimonianze contro la guerra di cui la Settima Arte ha saputo farci dono. La regia era di Dino Risi e il protagonista un magistrale Beppe Grillo nelle vesti di un giovane sottotenente di fanteria alle prese con un alto ufficiale demagogo, tirannico e fanatico della disciplina. Il film mette a nudo tutta la stupidità non solo della guerra ma anche e soprattutto del potere piramidale nella sua declinazione più ottusa e costringente. Un atto di accusa contro la gerarchia intesa come carcere del pensiero e della libera interazione. Chi avrebbe mai potuto immaginare che….

I grillini e la gavetta politica

Più volte ho espresso la mia contrarietà alla politica intesa nell’ accezione ideologica e non storico-etimologica del termine, auspicando un ritorno alla sua funzione meramente amministrativa (πόλις – τέχνη, “gestione della città”) con il “buon ragioniere” di gianniniana memoria al posto dell’odiato uomo politico di professione. Le ultime vicende nazionali mi hanno però indotto a rivedere, almeno in parte, questa convinzione, un tempo in me tanto solida e radicata. Il professionismo politico aveva ed ha infatti dalla sua una dote ed un punto di forza di cui l’improvvisazione popolare è sprovvista: la gavetta. A meno che non si possieda una dote da spiattellare sul tavolo, tanto ricca e pesante da consentirci di saltare a piè pari i gradini della gerarchia, fare politica significa partire dal basso, da quella che una volta si chiamava “cellula”. Questo non si traduce soltanto nell’attaccare manifesti o nel distribuire volantini nei mercati, ma anche nell’acquisire, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, gli strumenti necessari all’interazione ed al confronto con la stampa, con i settori della società civile e delle istituzioni. Significa imparare a conoscere il territorio, strato per strato, con le sue problematiche e le sue multiformi complessità, e gli attori e le leve della sua gestione. I Grillini stanno dimostrando tutta la pericolosità della loro inesperienza, tanto più devastante in considerazione della delicatezza del momento che stiamo vivendo e dell’opportunismo elettoralistico del loro leader, sempre più novello uomo del “niet”; gestire una comunità non è un gioco, non è uno scherzo e non è impresa per tutti. E, soprattutto, la vita del cittadino non è un terreno sul quale provare la forza dei propri muscoli in un braccio di ferro con le “kaste”, vere o immaginarie che siano.

Si stava meglio quando….

Non avrei mai ipotizzato di giungere a tanto, ma dopo una gestazione sofferta della durata di due decadi, il parto che ne segue e consegue è un grido di dolore che ha le tonalità del qualunquismo più disperato e disperante. Ebbene, signore signori, qui lo dico e qui lo nego: rimpiango il pentapartito e la rassicurante ala pinnata di quella Balena Bianca avveduta e interclassista che ci rese adulti, seppur con la paghetta. Rimpiango, altresì, quella bussola yaltiana senza la quale il Bel Paese è smarrito come un bambino povero dentro un megastore di balocchi. Rocco Casalino alle consultazioni è stata l’ultima, il forcipe che ha estratto da me questo urlo straziante, questo figlio dello smarrimento che mi guarda angosciato dicendomi: “papà, scappiamo”

(Bio) politically correct Vs Battiato

Troia: fig., spreg., volg. Donna dalle disinvolte abitudini sessuali
‖ Prostituta. Fonte, Grande Dizionario Italiano.

Le dichiarazioni di Battiato, ormai ex assessore alla Cultura per la Regione Sicilia, hanno dato il là alla prevedibile crociata delle forze del provincialismo più ipocrita ed oscurantista. Se, però, ci soffermiamo ad analizzare le parole del cantante, spogliandoci dei vari e multicromatici carichi ideologici che gravano sulle nostre spalle di uomini liberi e del portato di quella (non)cultura politicamente corretta che tanto soffoca ed appanna la capacità di discernimento, personale e collettiva, ci accorgeremo che Battiato non ha fatto altro che enunciare e proporre una verità sostanziale, cristallina ed apodittica; “In Parlamento ci sono troie che farebbero di tutto”. Bene. Non è forse vero? Non è in linea con la nuda, cruda ed apolitica semantica del dizionario? Quante donne (e quanti uomini) si sono prestati e si prestano alla prostituzione fisica e morale per un incarico parlamentare o per una poltrona di livello più elevato? Gli esempi di sicuro non mancano. La “colpa” di Battiato, anzi, le “colpe” di Battiato, sono però state principalmente e fatalmente due: quella di essere uomo e quella di aver violato le leggi del politicamente corretto. Quando parliamo di politicamente corretto, è bene sapere e ricordare che facciamo riferimento a quanto di più vicino alla tirannide esista nelle società aperte, ad un’affezione purulenta per la democrazia moderna; una metastasi che infetta, uccidendolo, il libero scambio del pensiero. Più dannoso, ancora, di qualsiasi dottrina manifestamente liberticida perché subdolo e strisciante. Il politicamente corretto si presenta infatti come strumento di tutela, come scudo e baluardo a difesa dell’etica civile e del buon comportamento, ma in realtà si tratta di una forma di fascismo evoluto contro il quale nessun dispositivo difensivo si sta purtroppo rivelando efficace. Gli anni ’30 del secolo XXesimo erano agli albori, quando negli Stati Uniti un gruppo di intellettuali di sinistra dette vita a questa creatura frankensteinian­a, deviazione di un benefico intento risarcitorio e riparatorio, destinata a spazzare via la logica e l’arbitrio democratico. La proposta di sostituzione del vocabolo “history” (storia) con “herstory” in quanto “history” contiene il pronome maschile “his”, l’idea di modificare il testo biblico, passando dalla definizione di “Dio Padre” a quella di “Dio Madre”, furono e sono alcune delle pietre miliari di questo fascismo del 2000, gli assunti base della sua follia ipocrita. Le donne, insieme ad altre comunità penalizzate dalla storia e dal quotidiano (disabili, omosessuali, ebrei, afroamericani),­ sono una delle categorie di elezione del politicamente corretto, di conseguenza il “maschio” Battiato non poteva disporre della libertà dialettica cui avrebbe avuto il sacro diritto. Avrebbe, come suggerito dagli squadristi dell’omologazio­ne, dovuto far ricorso a termini più “soft”, più rassicuranti, ma l’estro anarcoide tipico degli artisti non può tollerare (e per fortuna) simili costrizioni, simili legacci e catene. Ben diverso, ovviamente, il trattamento riservato sull’altra sponda al genere maschile, sottoposto ad un’azione quotidiana di martellamento delegittimante,­ con gli uomini dipinti e presentati alla stregua di una sottocategoria genetica condotta dal cromosoma XY alla violenza (quando le statistiche ci consegnano una verità ben differente), al lassismo, all’irresponsab­ilità e costretti ad un’autodafè tafazziana volta al rinnegamento della propria connotazione testosteronica come mezzo per potersi accreditare nel panorama sociale. Spesso, nella sua ramificazione più astuta, il sessismo misandrico di questo (bio)politicall­y correct a vocazione mengeliana, ancor più devastante perché innaturale nella sua settorializzazi­one che vede uomo e donna gli uni contro gli altri, attinge all’ironia ed alla comicità, per esempio con messaggi sottotraccia che ci presentano la donna tuttofare con 42 di febbre mentre l’uomo, lo stesso uomo che va in fabbrica o nei campi o nei cantieri o in battaglia, alle corde per un raffreddore. Che cosa dire, poi, della mortificazione del maschio per il fatto di non poter subire i dolori del parto? Riuscireste ad immaginarvi tutto questo a parti invertite? No, non credo. Bravo Franco. I cittadini liberi, uomini e donne, sono con te

Miguel Angel Torres diventi la Sigonella degli anni 2000. No all’estradizione.

Mentre in Italia infuria la polemica sulla “restituzione” dei fucilieri alle autorità indiane e sull’annullamento della sentenza di assoluzione nei confronti della Knox e di Sollecito (uno sviluppo che avevo previsto dopo il giudizio di primo grado, date le pressioni esercitate da Washington, salvo sentirmi dare del matto da qualche buontempone ignorante), c’è un problema, ben più concreto, sul quale la nostra sovranità nazionale, residua dopo il 1945, gioca le sue ultime carte: il caso Miguel Angel Torres. Torres è accusato di omicidio di primo grado (quello della moglie) dalle autorità della Pennsylvania. Latitante dal 2005, è stato catturato una settimana fa a Bologna, dove viveva sotto il falso nome di Renè Rondon, lavorando come badante nella casa di due ricchi pensionati. Si dà il caso che in Pennsylvania viga ancora la pena capitale (Paese civile, gli Stati Uniti, vero?) e che il diritto italiano vieti l’estradizione nei paesi in cui tale, barbara, pratica sia ancora prevista dal codice penale. Gli USA hanno addirittura chiesto alle autorità italiane l’espulsione di Torres in quanto introdottosi illegalmente nel nostro territorio nazionale, e questo proprio per aggirare il “problema” etico-giuridico di cui sopra. Ricordiamo come nel 1996, il TAR della Puglia negò la consegna di Pietro Venezia, reo di omicidio negli Stati Uniti, proprio perché avrebbe rischiato di salire sulla sedia elettrica, e questo, molto più di Sigonella, seppe rappresentare un atto di coraggio nei confronti di Washington, la madre matrigna che non manca mai di far sentire a noi, ai tedeschi ed ai giapponesi, il calore soffocante del suo abbraccio. L’associazione “Nessuno tocchi Caino” si sta già muovendo per strappare Torres al boia, facendo così valere i principi della nostra carta costituzionale;questo  il link ( http://www.nessunotocchicaino.it/news/index.php?iddocumento=17302988) che rimanda all’iniziativa, in modo che chiunque lo desideri possa fornire il proprio contributo a questa battaglia di civiltà trecentosessantagradista. Coraggio, Miguel