Insidie e debolezze della rete

La lezione dell’esperto: Gianroberto Casaleggio

E’ opinione di Gianroberto Casaleggio che il 90% dei contenuti on line sia prodotto da soltanto il 10% dell’utenza, i cosiddetti “influencers”, figure che ispirano, plasmano ed orientano le discussioni e già conosciute dal marketing ben prima dell’irruzione di internet (negli USA, le grandi griffe pagano gli studenti più “popolari” delle scuole superiori per pubblicizzare ed indossare i loro capi, così da indurre all’emulazione i propri compagni). Sempre secondo il “guru” pentastellato, il M5S disporrebbe di 10 di questi strateghi, tutti con un indice Klout superiore a 75 e in grado quindi di condizionare oltre 100 mila utenti ciascuno. L’indice Klout è un “servizio di social network che realizza statistiche sui social media e valuta l’influenza degli utenti attraverso il Klout Score; un punteggio da 0 a 100 viene ottenuto dal grado di interazione dei profili utente di siti popolari di social networking, tra cui Twitter, Facebook, Google+, Linkedin, Foursquare. In altre parole, Klout è l’indice con cui si può valutare quanto si è influenti sui social network grazie all’attribuzione di un indice numerico che è legato ai like che ricevono i propri post su Facebook o ai retweet dei propri tweet” (Benvenuti-Guglielmino).

Il dato non va limitato al solo perimetro del marketing politico ma esteso e sovrapposto a tutti i settori della comunicazione e del mercato. Dalla disamina si evince pertanto l’estrema manipolabilità dell’internauta, acquisizione che cozza con l’idea, ampiamente diffusa, della rete come piattaforma di libero scambio sfrondata da quei vincoli e legacci di tipo orwelliano che caratterizzerebbero, invece, altri strumenti di diffusione e comunicazione, in primis la televisione.

Il PD renziano, il “salva Lega” e l’eterno ritorno della semplificazione

Puntuale in tutta la sua malinconica prevedibilità, è arrivata la “spiegazione” dall’equipe renziana in merito alla discussa e discutibile clausola detta “salva Lega”: “Norma simile anche in Spagna”, ci dice il parlamentare democratico e “figlio d’arte” Emanuele Fiano. Premesso come l’esistenza di una formula analoga in un altro Paese non legittimi, “ipso facto”, il “salva Lega”, la Spagna è uno stato-non nazione frammentato in una miriade di realtà secessioniste, differenti ed antitetiche per ragioni di tipo storico, etnico, linguistico e culturale, di conseguenza un dispositivo di rappresentanza territoriale più flessibile ed inclusivo si rende vitale e necessario. Ricorrendo a questo genere di semplificazioni, il PD renziano si dimostra speculare a quel Pdl che cercava di legittimare il Lodo Alfano adducendo come motivazione il fatto che anche in altri paesi fosse prevista una copertura legale per il capo del governo.

Il nuovo che arretra.

Un “cadeau” agli amici renziani.

Questo è soltanto un piccolo e limitato estratto dall’antologia di trivialità partorite dai militanti del Carroccio nella storia ultraventennale del movimento. Ebbene, costoro continueranno ad occupare gli scranni del Parlamento italiano grazie alla norma “salva Lega” accettata dal leader democratico.

Buona lettura.

1) Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango.
(Roberto Calderoli, 13 luglio 2013)

2) Molte idee di Breivik sono buone alcune ottime.
(Mario Borghezio sull’autore della strage di Utoya, 26 luglio 2011)

3) Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori.
(Umberto Bossi, 5 marzo 2012)

4) Maledetto, inquinare così il nostro sacro fiume…Vorrei vedere io se andassimo a sgozzare mucche e maiali o defecare nel Gange….
(Luca Dordolo, consigliere comunale di Udine, sull’omicidio di una donna indiana da parte del marito, che ha gettato il corpo sul fiume Po: 2 giugno 2012)

5) La pioggia è riuscita nell’impresa in cui aveva fallito il sindaco Fassino, lo sgombero del campo nomadi abusivo in Lungo Stura Lazio.
(Davide Cavalletto, deputato della Lega Nord, dopo la piena che ha travolto un capo nomadi a Torino: 8 novembre 2011)

6) La civiltà gay rischia di trasformare la Padania in un ricettacolo di culattoni.
(Roberto Calderoli, 15 gennaio 2006)

7) Fa bene Tosi a esporre la foto perché Napolitano è anziano, metti che muore domani, aggiunge un velo nero ed è già pronto.
(Mario Borghezio, 3 luglio 2012)

8) Terremoto nel Nord Italia… ci scusiamo per i disagi, ma la padania si sta staccando.
(Stefano Venturi, segretario Lega Nord di Rovato, 20 maggio 2012)

9) Ci vogliono i forni….
(Mauro Aicardi, consigliere comunale di Albenga, su una rissa causata da immigrati: 9 giugno 2012)

10) Ma i cinesi erano dentro ??? Nooo??? Peccato.
(Patrizio Ferrabue, segretario Lega Nord di Bovino Masciago, sull’incendio scoppiato in un magazzino cinese di Monza: 21 settembre 2011)

11) Fin da subito metto a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire, esattamente come a suo tempo feci in quel di Lodi.
(Roberto Calderoli, 12 settembre 2007)

12) La Biancofiore si è dovuta piegare ai finocchi.
(Emilio Paradiso, consigliere leghista di Prato, dopo che Michaela Biancofiore ha dovuto rimettere le deleghe alle Pari Opportunità per alcune frasi contro i gay: 6 maggio 2013)

13) Nessuno stupra la Kyenge?
(Dolores Calandro, consigliere di quartiere a Padova, 13 giugno 2013)

14) Sono razzista, non l’ho mai negato. Il ministro Kyenge deve stare a casa sua, in Congo….
(Erminio Boso, deputato Lega Nord, 3 maggio 2013)

15) Se le avessero lanciato la noce di cocco le avrebbe fatto male, quindi la banana .. deve essere contenta.
(Giorgio Masocco, consigliere comunale di Cantù, sull’episodio di lancio di banane a Cecile Kyenge: 29 luglio 2013)

16) Garibaldi entrò a Napoli scortato dai mafiosi e dai camorristi. Per questo andrei a fucilarne il cadavere e non certo a celebrarlo.
(Mario Borghezio, 17 marzo 2011)

17) Vendiamo Sicilia e Campania agli americani.
(Mario Borghezio, 17 aprile 2012)

18) Siamo alla svolta. Dell’Italia non me ne frega un ca**o. La Padania è più viva che mai, basta vedere qui a Pontida.
(Mario Borghezio, dopo il raduno di Pontida nel 2011)

19) Quella signora abbronzata, quella che diceva del deserto e del cammello.
(Roberto Calderoli alla giornalista Rula Jebreal, 8 febbraio 2006)

20) L’Italia dobbiamo mandarla a fanculo.
(Umberto Bossi 30 luglio 2012)

21) Il tricolore lo uso per pulirmi il culo
(Umberto Bossi, 26 luglio 1997)

22) Siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano trecento lire e se un magistrato vuole coinvolgere la Lega nelle tangenti sappia che la sua vita vale trecento lire.
(Umberto Bossi, 14 novembre 1993)

La lista termina con: “Le Camicie Verdi devono essere pronte a sparare anche ai Carabinieri”. Umbero Bossi

La “padanizzazione” della destra italiana.

Appaltatrice storica dei valori dell’ identitarismo sciovinista, la destra italiana sta assistendo negli ultimi anni ad una radicale mutazione del suo tessuto ideologico, attraverso l’elaborazione di un fenomeno che può essere incapsulato nella formula di “patriottismo antinazionale”. Responsabile primo di questa virata concettuale e programmatica, apparentemente anomala, è la contaminazione con realtà quali la Lega Nord (e, in alcuni segmenti locali, anche la Liga Veneta); anomala, perché se destra e leghe potevano essere divise (in origine) dalle traiettorie dell’ antimeridionalismo e dell’ antiunitarismo, le loro architetture ideologiche e politiche erano e sono, al contrario , perfettamente sovrapponibili (immigrazione, temi etici, protezionismo economico, ecc). Ma c’è di più: libere dall’ingombrante carico storico dell’esperienza mussoliniana, le formazioni secessioniste del Nord potevano e possono muoversi con maggiore libertà e sfrontatezza, senza rischiare di incappare nel fuoco di sbarramento dei dispositivi dell’antifascismo istituzionale e diventando, con la loro disinibizione, particolarmente seducenti per l’elettorato della vecchia comunità più conservatrice e reazionaria. Ecco allora il sostegno dei raggruppamenti nati dal MSI alle proposte leghiste per l’abolizione dei reati contro la bandiera e l’integrità nazionale, ecco allora il fiorire di pubblicazioni a sostegno della tesi revisionistica antirisorgimentale e del revanscismo meridionalista ma contestualmente ad un’insofferenza sempre più montante verso il Sud , ecco l’indifferenza a qualsiasi volgare incursione “padana”, in primis gli inviti bossiani ad utilizzare il tricolore in sostituzione della carta igienica. Separatismo ma unito al patriottismo, dicevamo, perché accanto a posizioni di questo genere vi sono, ad esempio, gli arroccamenti a difesa dei militari (vedi caso Marò) , in nome della salvaguardia della dignità nazionale, o la creazione di partiti che per le loro sigle attingono alle strofe dell’ Inno di Mameli. Il pezzo sotto citato costituisce la prova e il paradigma di questa sterzata, di questo “cocktail” culturale; da un lato, il “Secolo d’Italia” (storica testata missina) giubila per la beatificazione di un membro di Casa Savoia, il casato che portò all’unificazione territoriale del Paese, dall’altro esalata il fenomeno neoborbonico e meridionalista (Maria Cristina di Savoia andò in sposa a Ferdinando II), legittimandone le rivendicazioni e collocandosi in posizione critica ed antiteitca rispetto ai processi risorgimentali.

“Robin” Obama e il populismo della semplificazione

Barack Obama aumenta il salario minimo in un Paese privo di garanzie sindacali essenziali, di una copertura sanitaria gratuita e di un sistema scolastico pubblico basilarmente competitivo. Qualsiasi esercizio di sovrapposizione a riguardo si collocherà quindi al di là del perimetro della logica, della conoscenza e del buongusto per sostare nella semplificazione demagogica più sciatta ed irritante.

Non torniamo ai (tristi) tempi dell’Hollande “factotum” in 56 giorni.

Gli USA spendono ben 682 miliardi di $ ogni anno, per il loro apparato militare. Distraendo anche soltanto una piccola quota da questa cifra, il governo potrebbe risolvere i secolari problemi sociali ed economici che dilaniano e offendono il Paese al di sotto della Mason Dixon Line e nelle periferie delle grandi città.

 

Giorno della Memoria – I carnefici “dimenticati”

L’ SS austriaco Aribert Heim (1914 – 1992), è spesso menzionato con l’appellativo di “Dottor Morte” (in realtà non completò mai gli studi medici), come il più famoso Josef Mengele. Impiegato nel campo di sterminio di Mauthausen, Heim sera solito fare esperimenti tramite iniezioni di petrolio e fenolo nel cuore delle vittime o, ancora, sezionare i loro corpi mentre i malcapitati erano ancora in vita. “Per la prima volta vedo in un vivente come lavora il suo stomaco”, disse mentre stata aprendo la pancia ad un internato. Ad un bambino steso sul tavolo “operatorio” che gli chiedeva il motivo di tanta crudeltà, spiegò invece, con calma e deponendo il bisturi, come tutto fosse “necessario”, data l’”inferiorità” e la “pericolosità” di alcune “razze”, ebrei in particolare. Terminato il sermone, iniettò una dose di fenolo nel cuore del piccolo, uccidendolo all’istante. Per anni nessuno si occupò di lui, finché il Centro Simon Wiesenthal e le procure di Germania Ovest ed Austria non iniziarono a fargli sentire il fiato sul colo. A quel punto, Heim decise di fuggire in Egitto, dove condusse una vita agiata fino alla morte, garantito dai proventi di una palazzina situata a Massagno, nel Canton Ticino (la foto scelta è stata scatta nel 1971, durante una vacanza di Heim nel Mar Rosso). Negli ultimi anni di vita, il il “Dottor Morte” si era convertito all’ Islam, assumendo il nome di Tarek Hussein Farid.

Giorno della Memoria – I carnefici “dimenticati”


L’SS austriaca Hermine Braunsteiner-Ryan (1919 1999), detta “Kobyla” (la “Cavalla”), prestò servizio come guardiana nei campi di concentramento di Ravensbrück e Majdanek, durante la II Guerra Mondiale. Addetta alla selezione dei prigionieri (soprattutto donne e bambini) da inviare alle camere a gas, la Braunsteiner veniva ricordata dai superstiti in particolar modo per l’abitudine di frustarli sul viso e sugli occhi. Un giorno le passò davanti un prigioniero con uno zaino, e come suo solito l’aguzzina prese a frustare all’impazzita il malcapitato finché un fendente non raggiunse anche il bagaglio. Si udì un lamento. Il prigioniero stava nascondendo un bambino. La guardiana ordinò che il sacco fosse aperto, al che il piccolo prese a fuggire, piangendo disperato. La “Kobyla” lo raggiunse e gli sparò un colpo sul viso. Fuggita negli USA dove si rifece una vita, fu individuata dal Centro Simon Wiesenthal 1971 ed estradata nel 1973. Per gli abitanti della Settantaduesima strada di New York (dove risiedeva) era “una delle donne più gentili che conosciamo”.

Giorno Della Memoria