11 stereotipi sul conflitto israelo-palestinese. Quello che dice la storia

1: Israele è uno stato confessionale

FALSO

Ad ingannare, in questo senso, il poszionamento sulla bandiera nazionale della Stella di Davide e dei colori del Talled , il mantello di preghiera utilizzato dagli ebrei ortodossi durante i loro rituali. A dispetto di ciò, Israale non è né una “teocrazia” (dal greco ϑεοκρατία, comp. di ϑεο- «teo-» e -κρατία «-crazia» , governo di Dio) né una “ierocrazia” (dal greco ἱερός, hieros e κρατία, kratía, “goevrno dei sacerdoti) bensì uno Stato laico, pluralista ed inclusivo, che vede la separazione tra l’elemento civile e quello religioso.

A questo proposito, gioverà ricordare come nel 2006 sia stato nominato ministro per le Scienze e le tecnologie un arabo e musulmano, il laburista Raleb Majadleh. Una simile scelta sarebbe impensabile, nei paesi arabo.-islamici che circondano Israele

2: Israele mantiene le colonie (i kibbutz) nella Striscia di Gaza

FALSO

Dal 14 agosto 2005 , è iniziato lo sgombero (forzato e , in alcuni casi, violento) dei coloni israeliani da parte del Tsahal (Forza di difesa israeliana).

3: I “Territori occupati” sono e furono il prodotto di una politica espansionistica da parte di Tel Aviv

FALSO

I “Territori Occupati” divennero tali a seguito di un conflitto armato, la Guerra dei Sei Giorni (5-10 giugno 1967) scatenato, si, da Israele, ma causato dalla volontà egiziana di bloccare il porto israeliano di Eilat, l’unico in uso al Paese sul Mar Rosso e per questo di importanza vitale. L’Egitto aveva bloccato Eilat già nel 1956, determinando così una prima reazione israeliana (Campagna del Sinai 29 ottobre-7 novembre 1956) e l’intervento diplomatico dell’ONU; le Nazioni Unite stabilirono allora di presidiare l’aera con le loro truppe, ma una volta ritiratesi (maggio 1967), Il Cairo non soltanto riprese la sua politica ostile ed ostruzionistica nei confronti di Tel Aviv bloccando nuovamente Eilat, ma schierò, insieme a Iraq, Siria e Giordania, le sue forze armate al confine con Israele, causando, ancora una volta, la risposta del Tzahal.

Ricordiamo, altresì, come l’Egitto avesse già attaccato Israele perché tale, cercando di distruggerla, il giorno dopo la sua dichiarazione di indipendenza, ancora insieme a Siria, Libano, Iraq e Transgiordania.

4: Gli Ebrei credono di essere il “popolo eletto”; sono, dunque, come i nazisti

FALSO

Il dogma non sottintende, come nel caso del Nazismo e del razzismo cosiddetto “storico”, il convincimento e l’affermazione di una superiorità genetica e biologica, ma un “patto” di fede, stipulato tra gli Ebrei e Dio (« Se darete attentamente ascolto alla mia voce e osserverete il mio Patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare, poiché tutta la Terra è mia. Voi sarete per me un regno/popolo di sacerdoti e una nazione santa. Queste sono le parole che dirai ai figli d’Israele » (Esodo 19.5-6).

L’alleanza tra uomo e divinità, è inoltre cardine di molte altre culture e dottrine religiose, tra cui il Cristianesimo.

5: Gli Ebrei sono arrivati per ultimi, dopo l’elemento arabo e musulmano

FALSO

Gli Ebrei occupano la Palestina storica dal XII sec.a.c, mentre l’invasione arabo-islamica risale al VI sec.d.c (califfato degli Omayyadi). Agli Arabi seguirono gli Ottomani, a partire dal 1517.

6: La bandiera dello Stato di Israele nasconde un progetto egemonico

NON DIMOSTRABILE

Una tra le tesi complottiste più note e diffuse, vuole la bandiera israeliana simbolo occulto di un disegno egemone ed imperialista della zona mediorientale. Secondo la teoria, infatti, le due bande azzurre collocate nel vessillo rappresenterebbero il Nilo ( ad indicare il luogo della schiavitù egiziana) e l’Eufrate (uno dei fiumi mesopotamici, terra di origine degli Ebrei).

Israele vorrebbe in questo modo manifestare il suo progetto di conquista e riconquista delle aree nelle quali si è svolta la parabola storica del popolo “eletto”.

In realtà, i colori fanno parte del Talled , il mantello di preghiera utilizzato dagli ebrei ortodossi durante i loro rituali, e possono variare insieme alla grandezza delle bande.

Non c’è, comunque ed in ultima istanza, la prova che la scelta dei colori nel mantello celi una velleità imperialistica.

7: “Sionismo” fa rima con imperialismo

FALSO

Solitamente incapsulato nei perimetri di un’idea negativa e respingente, il termine “sionismo” indica in realtà un movimento di rinascita ebraica nato con l’obiettivo, unico ed esclusivo, di giungere alla formazione di uno Stato, libero e sovrano, per i discendenti di Abramo nella terra “ancestrale”.

Sorto alla fine del secolo XIXesimo, deve il suo nome allo scrittore Nathan Birnbaum , che inquadrò la finalità del movimento nel ritorno degli Ebrei a Sion (uno dei nomi biblici di Gerusalemme) mediante “la creazione di un partito sionista al di sopra dei partiti politici esistenti”.

Esso potrà venire tassonomicamente suddiviso in : politico, spirituale, laico, socialista, sintetico.

– Sionismo “politico”: nato ad opera dello scrittore viennese T.Herzl e preconizzato nel suo “”Lo Stato ebraico. Una soluzione nuova ad un problema antico”, sosteneva l’idea di “creare una dimora legalmente garantita per il popolo ebraico in Palestina. E’ con Herzl che il sionismo assumerà un’identità chiara, definita e definibile, facendo il suo ingresso nel dibattito politico.

– Sionismo “spirituale”: Contro le tesi di Herzl si sollevarono quelle di Ha’am Ahad , il quale indicava anche la necessità di una rinascita di tipo morale e laica dell’ebraismo, come precondizione a quella politica.

– Sionismo “laico”: in opposizione al sionismo “spirituale”, quello “laico” auspicava una rottura con il passato religioso del popolo ebraico e la creazione di un popolo “nuovo”, in Palestina. Vide tra i suoi maggiori esponenti in M.J. Berdicevskij e J.C.Brenner.

– Sionismo “socialista”: Condizionava la rinascita della nazione ebraica alla “purificazione” della società secondo i criteri del socialismo e attraverso il lavoro manuale. Suo vessillifero, A.D.Gordon.

– Sionismo “sintetico”: sorto dalle intuizioni di C.Weizmann , futuro presidente di Israele (il primo), fu la corrente che si affermò sulle altre, portando alla realizzazione dello stato ebraico. Il sionismo “sintetico” si prefiggeva l’obiettivo della rinascita del popolo di Israele mediante un pragmatismo duttile ed essenziale.

Si potrà quindi rilevare come nessuna delle opzioni dell’ideologia sionista incarni od abbia incarnato un disegno imperialista, liberticida o islamofobo, mostrando, al contrario, un ricco e variegato ventaglio di proposte, idee ed ipotesi, spesso laiche, liberali ed inclusive.

8:

a)Lo squilibrio di vittime civili tra Israele e Palestina è enorme.

b) Hamas non dispone di armi efficaci

VERO. MA…

Costruito in molteplici e differenti versioni, il razzo Qassam (o Kassam) è l’arma più utilizzata da Hamas e da altri gruppi terroristici per colpire la popolazione civile israeliana, ebrea come non ebrea. Si tratta di un vettore con una raggio massimo di 75 chilometri (Qassām M75), di potenza relativamente bassa ma ad ogni modo capace di uccidere e reso particolarmente insidioso dal fatto di esser facilmente costruibile, facilmente trasportabile e facilmente occultabile. Il potenziale distruttivo dei Qassam è attenuato e diluito dai dispositivi di difesa israeliani, in special modo dal “Red Color” (sirene di allarme), dallo “Red Alert-Yo!” (applicazione informatica di avvertimento) e dall’ “Iron Dome” (“Cupola di Ferro”), lo scudo antimissile in dotazione alle batterie del Tzahal. Grazie a queste misure e alle corazzature degli edifici israeliani, il bilancio di morte del Qassam è relativamente basso.

E’ tuttavia sul fronte psicologico che i danni dei razzi palestinesi e del terrorismo si fanno maggiormente sentire; secondo uno studio condotto sulla popolazione civile di Sderot (una delle città più colpite dai vettori), infatti, una percentuale tra il 75% e il 94% dei bambini e dei giovani tra i 4 e i 18 anni manifesta sintomi da stress post-traumatico (i razzi vengono spesso lanciati su scuole ed asili), mentre il 28% degli adulti e il 30% dei più piccoli manifestano la sindrome in modo conclamato. Se ne deduce come il ridimensionamento della pericolosità delle armi di offesa palestinesi ed il loro incapsulamento all’interno di definizioni quali “bombette” o “razzetti”, appaiano del tutto impropri, strumentali ed inopportuni.

Senza queste misure, le vittime civili israeliane stimate raggiungerebbero il mezzo milione.

9: Israele blocca gli aiuti umanitari destinati ai palestinesi

FALSO

Israele blocca i convogli provenienti dai paesi della Lega Araba per sottoporli a controlli (in molti casi, i terroristi usano i convogli umanitari per far arrivare armi e munizioni ai miliziani)

10: Israele è contro l’esistenza dello Stato palestinese

NON DIMOSTRABILE

Sono, al contrario, Hamas e la Lega Araba ad esprimersi contro l’esistenza ed il riconoscimento dello Stato ebraico (preambolo ed articolo 7 dello statuto di Hamas. (ANSA) – IL CAIRO, 26 MAR – “La Lega Araba ha rifiutato di riconoscere categoricamente Israele come Stato ebraico”, nel comunicato finale del vertice annuale che si tiene in Kuwait”.)

11: Gli Ebrei usano l’Olocausto come arma di ricatto e foglia di fico per i loro misfatti in Palestina

FALSO

L’accusa antisemita viene usata quando (come negli ultimi giorni), alla critica, legittima, verso l’operato del governo israeliano, si sommano attentati, violenze, minacce.

Non dimentichiamo, a tale riguardo, la forza e la resistenza dell’antisemitismo “storico”, latente nelle società cristiane

Perché modificare la Costituzione non significa “tradirla”

La nostra Costituzione vide la luce tra la fine di un periodo dittatoriale (1922-1943/1945) e il possibile inizio di un altro (la “minaccia” comunista, dall’URSS come dalla Jugoslavia, era all’epoca molto sentita, sebbene più emotiva che concreta).Forse più concreta la minaccia jugoslava: Tito era intenzionato ad invadere la nostra penisola, in caso di vittoria monarchica al referendum del 2 giugno 1946 (la repubblica non raggiunse comunque la soglia di voti necessari per la vittoria). Le truppe di Belgrado sarebbero state respinte e travolte, ma il loro intervento avrebbe comunque determinato un pericoloso rigurgito reazionario nel nostro Paese. Di conseguenza, i legislatori vollero “blindare” il più possibile la nostra (ritrovata) democrazia con un insieme di filtri e contrappesi (due camere quasi identiche, un sistema rigidamente parlamentare, ecc) che frazionasse e diluisse il potere e i poteri.

Così facendo, la macchina dello Stato è tuttavia diventata farraginosa, con i risultati che conosciamo. Oggi, l’evoluzione della coscienza liberale e il sistema di alleanze nel quale l’Italia trova spazio come protagonista, consentono di poter archiviare i fantasmi di allora, e di guardare alla modifica della Carta del 1948 in modo più sereno, fiducioso e razionale.

Il tour di Monsieur Bottescià

n questa giornata storica per il ciclismo italiano (la vittoria di “Squalo” Nibali al Tour de France nel centenario della nascita di Gino Bartali), mi piace ricordare anche Ottavio Bottecchia, il “Muratore del Friuli”.

Bottecchia fu il primo e l’unico italiano a vincere due Tour consecutivamente, nel 1924 e nel 1925, ed è anche il solo ciclista in assoluto ad aver portato la maglia gialla della Grand Boucle dal primo all’ultimo giorno, impresa realizzata nel 1924.

Questo eroe sportivo, schivo e silenzioso che i “cugini” d’oltralpe avevano ribattezzato “Bottescià”, morì nel 1927, dopo un tragico e misterioso incidente stradale.

Alla tua, Ottavio.

L’inganno della “tagliola”: quando è il linguaggio ad influenzare ed orientare il dibattito politico

La cosiddetta “tagliola” o “ghigliottina”, è uno strumento del diritto parlamentare previsto dal regolamento del Senato, consistente nel passaggio diretto al voto finale di un decreto, indipendentemente dalla fase dell’esame in cui esso si trovi.

Concepito per “snellire” e velocizzare l’ “iter legis” e già applicato (seppur di rado) in altre fasi della nostra storia repubblicana, non ha dunque nulla di illecito od amorale.

Sarà ad ogni modo interessante notare come le parole rivestano, anche in questa circostanza, un ruolo fondamentale e vincolante il dibattito mediatico, politico e collettivo. I due termini (tagliola e ghigliottina) rappresentano infatti un cappello semantico respingente, evocativo di un’idea cruenta, ferale, forte; nel caso di specie, l’immagine è quella del “taglio” del confronto democratico, della sua brusca, violenta e dispotica interruzione.

Se il “frame” utilizzato fosse diverso (ad esempio, “protocollo XX, “contingentamento”, ecc), quasi sicuramente l’opzione susciterebbe e starebbe suscitando un’indignazione più tiepida e diluita.

Ancora una volta, gioverà tornare su alcuni assunti del sociologo e politologo francese Gustave Le Bon; il ragionamento della “folla psicologica” e “midollare” tende a snodarsi attraverso immagini e concetti elementari, semplici e semplicistici, di conseguenza il richiamo ad uno strumento di morte ed offesa, incastonato nel discorso politico ed associato ad un’accusa di antidemocraticità, non potrà che determinare un effetto dirompente.

Il “rinnovamento” di Giorgia Meloni

Scrive Giorgia Meloni sul suo spazio Facebook, a proposito dell’assoluzione in Appello (il processo non si è ancora concluso) di Silvio Berlusconi:

“L’assoluzione nel processo Ruby rappresenta una vittoria per Silvio Berlusconi, che di fronte alla giustizia ha dovuto difendere prima di tutto la sua onorabilità. Per questo non posso che rivolgergli le mie congratulazioni ed esprimergli la mia vicinanza. L’auspicio è che voglia utilizzare la forza che questa sentenza gli restituisce per sostenere una nuova fase del centrodestra, raccogliendo e rilanciando l’appello di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e di tutti coloro che lo hanno sottoscritto per celebrare primarie di coalizione e rifondare un centrodestra credibile, capace di dare risposte agli italiani e alternativo alla sinistra.

In buona sostanza, la 37enne Meloni, “fuggita” a suo tempo dal partito berlusconiano (all’epoca, il PdL), affida ad un 80enne pregiudicato, plurinquisito , incandidabile e ormai condannato ad una parabola discendente irreversibile, le redini e il rinnovamento del centro-destra italiano.

“In praetoriis leones, in castris lepores”

Da zero a dieci… Per E.

Ieri ho visto in televisione un gruppo di ragazze parlare di un’ amica, scomparsa quando erano appena adolescenti. Nonostante fossero ormai adulte, mentre ricordavano la loro compagna cambiavano, nello sguardo e nel tono della voce, perdendo ogni traccia di ciò che erano diventate, per trasformarsi nelle ragazzine di allora, con la stessa ingenuità, lo stesso entusiasmo ferito, la stessa fragilità inerme.

Il loro percorso tornava alla sua interruzione.

Ogni comitiva che abbia smarrito un “pezzo” di sé, muta e torna indietro, nel momento in cui si ritrova, come per effetto di un incantesimo malinconico.

Lotta alla Mafia. Quando la vera piaga è il disfattismo militante

Eventi come l’anniversario della strage di Via D’Amelio dovrebbero rappresentare l’occasione anche per segnalare ed illustrare gli eccezionali, indubbi e indubitabili progressi compiuti negli ultimi decenni dallo Stato nella lotta alla Mafia (decapitazione della banda dei corleonesi, cambio nella cultura dell’omertà, drastico calo degli omicidi, ecc).

Si tende, al contrario, ad evidenziare, spesso dilatandoli, soltanto gli elementi negativi, come se le istituzioni non avessero fatto nessun passo avanti contro l’organizzazione.

Ricordiamo che Cosa Nostra estende i suoi tentacoli sulla società dal XIII secolo (nacque sotto la dominazione angioina dell’isola) e non è di conseguenza pensabile né razionale una sua sconfitta a breve termine; tuttavia, un “modus cogitandi” più equilibrato e positivo si staglia come condizione imprescindibile per portare a termine, con successo, la battaglia contro questo tipo di piaga ed afflizione.

Il romanticismo ci ha insegnato che un atteggiamento pessimistico e disfattistico corrisponde ad una visone lucida della realtà e ad una più accentuata allergia sensoriale; non è così.