Grillo e il pantano (mediatico) di Genova. I rischi della comunicazione “fai da te”.

Grillo a GenovaCon la sua apparizione a Genova dopo il disastro alluvionale, il leader del M5S ha collezionato una serie di errori che dimostrano tutto il dilettantismo della sua strategia comunicativa, un ventaglio di passi falsi e scivoloni che potremo riassumere in 4 punti:

1) E’ arrivato con cinque (5) giorni di ritardo

2) E’ arrivato scortato (uno dei “gorilla” è risultato essere un pregiudicato)

3) Ha reso pubblica l’intenzione di effettuare donazioni per la città

4) L’IBAN per la donazione è a suo nome, il che potrebbe creare (e sta creando) “rumors” e speculazioni sulla destinazione dei fondi

Il dato dimostra, a sua volta, come non sia sufficiente la conoscenza di alcuni e limitati segmenti della comunicazione (nel caso di Grillo o di Casalino, lo spettacolo) o del panorama IT (Casaleggio) per inserirsi in modo proficuo nelle strategie di marketing politico. Al contrario, ogni idea promozionale dovrà contare sul lavoro di esperti del settore (spin doctor, strategist, ghostwriter, ecc) forti di una preparazione specifica e, ancor meglio, provenienti dal mondo del giornalismo.

Nda: Con un’attenta ed intelligente scelta promozionale-comunicativa in occasione dell’alluvione del 2002, Gerhard Schröder riuscì invece a recuperare lo svantaggio elettorale ed a mantenere il “posto”.

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Marò: perché a Roma e Bruxelles non conviene il muro contro muro con Nuova Delhi

maròIn un precedente contributo, erano stati evidenziati gli ostacoli di natura diplomatica che rendono di difficile soluzione il nodo Marò, in primis la differenza tra il ruolo di “Great Power” (Grande Potenza) dell’India rispetto a quello di “Middle Power” (Media Potenza) del nostro Paese, differenza dovuta ad elementi di tipo geografico, demografico e militare. Oggi, l’analisi si soffermerà sui fattori di natura economica che condizionano, “obtorto collo”, le scelte dei nostro governi, complicando la soluzione della crisi con Nuova Delhi.

Con 1.210.193.422 di abitanti (seconda potenza demografica mondiale destinata a superare la Cina intorno al 2028 ), un’architettura democratica di tipo occidentale (pur con molte ed evidenti alcune) retaggio del dominio britannico, l’adozione dell’Inglese come seconda lingua ufficiale, un “know how” tecnologico di altissimo profilo e la sua vicinanza geografica al gigante cinese, l’India si pone infatti quale attore e mercato economico di primo piano, imprescindibile tanto per l’Europa quanto per l’Italia, forse destinato, secondo alcuni osservatori, a “mettere in discussione il sentiero canonico dello sviluppo economico” *

Entrando più nel dettaglio, noteremo come l’India risulti essere il primo partner commerciale della UE con un volume d’affari di circa 67 miliardi di euro, mentre per quel che concerne le relazioni con Roma sono circa 400 le imprese italiane ad operare nel Paese. Nell’ultimo decennio, inoltre, l’India è passata dalla posizione numero 45 alla 25 nella graduatoria dei clienti dell’Italia. Nel solco di questa partnership, il nostro Ministero degli esteri, l’ICE e l’Unioncamere hanno avviato nel 2006 l’iniziativa “Invest you talent in Italy”, rivolta agli studenti indiani allo scopo di attirare i “cervelli” di Nuova Delhi da noi. E’ dunque, l’India, un mercato in continua ed inarrestabile crescita dalle potenzialità enormi (che tuttavia Roma sfrutta molto meno dei suoi competitor più importanti), nel quale le strategie di “soft power” italiane potrebbero, con la dovuta assistenza e copertura delle nostre istituzioni, penetrare a beneficio dell’intero sistema Paese (si pensi ai beni di lusso per le classi emergenti indiane) con proiezioni interessanti sull’intero scacchiere asiatico, in un vero e proprio “win win scenario”.

Se ne deduce pertanto l’impossibilità (da parte di Roma e Bruxelles) di mettere a rischio un volume d’affari di miliardi di dollari e migliaia di posti di lavoro per l’errore (perché di questo pare trattarsi) di due singoli individui. Il prestigio dell’Italia, ad oggi limitata da fattori storici e culturali nel ricorso all’ “hard power”, passa anche e soprattutto dalla sua capacità di fare mercato.

Nda: proprio in ragione del prestigio indiano nel settore IT, il Premier cinese Weng Jaiabo definì nel 2005 il suo Paese l’hardware (la “fabbrica”) del mondo e l’India il software (il “cervello”).

*“Italia potenza globale? Il ruolo internazionale dell’Italia oggi”

La lezione di Genova: quando lo Stato che non funziona non è a Roma.

Quanto accaduto a Genova dimostra e palesa, per l’ennesima volta, tutta la fragilità del velleitarismo secessionista e del colpevolismo antistatuale. Il capoluogo ligure è, infatti, una città del Settentrione, tra le più avanzate del Paese; ciononostante, le deficienze e i dilettantismi dei suoi vertici e degli enti locali in materia di prevenzione del rischio idrogeologico e gestione del territorio sono tornate ad affacciarsi e con esiti, anche questa volta, infausti. Faccia autocritica, ogni tanto, anche la periferia.

Eutanasia, omosessuali, coppie di fatto. Perché l’Italia è indietro ma la Spagna non è avanti.

Se è indubbio che l’Italia accusi un ritardo, pesante ed anomalo per una grande democrazia occidentale, su alcuni temi etici di fondamentale importanza come i diritti di omosessuali e coppie di fatto e l’eutanasia, è altrettanto indubbia l’inconsistenza di qualsivoglia paragone ed accostamento con la Spagna o le realtà sudamericane, recentemente dotatesi di dispositivi a tutela delle sopracitate categorie e della libertà di scelta.

La motivazione sta nel fatto si tratti di Paesi da poco usciti da lunghi periodi dominati ed offuscati da colpi di stato e regimi dittatoriali di matrice reazionaria-fascista-militare, appoggiati da attori quali il Vaticano e gli Stati Uniti; di conseguenza, il movimento d’opinione conservatore e cattolico avrà, in quei contesti, una libertà di manovra inferiore rispetto a quella di cui dispone in Italia, mentre, al contrario, i segmenti progressisti e laici potranno contare su un margine d’azione superiore. Ecco perché nazioni arretrate quali Cile, Uruguay ed Argentina, hanno potuto equipaggiarsi di strumentazioni evolute a tutela delle minoranze e del libero arbitrio, allineandosi alle da sempre più evolute e mature società europee.

Siamo dunque in presenza di un fenomeno potenzialmente transitorio, sulla cui durata e capacità di sedimentazione non sussistono ancora elementi certi e provanti (la Spagna uscita dall’ubriacatura zapaterista vede oggi minacciato il diritto all’aborto).

Sul versante opposto, potremo invece rilevare come molti dei paesi ex comunisti dell’Europa orientale vedano la presenza di governi a trazione conservatrice (ad esempio Russia ed Ungheria) e stiano sperimentando un ritorno massiccio delle istanze monarchiche (ad esempio Romania, Bulgaria ed Albania) e dell’influenza della chiese cristiane ed ortodosse, nel segno della riscoperta e dell’attualizzazione delle loro tradizioni pre-marxiste.

Napoli: non solo Genny a’ Carogna o scugnizzi senza casco

La riconciliazione tra il movimento d’opinione napoletano antistatuale e il resto del Paese non passa soltanto attraverso il disinnesco del revisionismo antirisorgimentale più astorico ma, anche e soprattutto, attraverso la riscoperta delle eccellenze partenopee e di quanto di buono c’è all’ombra del Vesuvio. Meno servizi sugli scugnizzi senza casco (fenomeno già ampiamente documentato e diffuso ovunque) e più inchiostro, ad esempio, sul vaccino anti-Ebola messo a punto da scienziati napoletani. Si venderanno meno copie e si otterranno meno click, ma si farà un servizio al collettivo.

L’ipocrisia strategica delle “Sentinelle in Piedi”. Gay e coppie “di fatto”: l’Italia recuperi il ritardo con l’Europa.

Allorquando nel nostro Paese torna a riaffacciarsi nel dibattito pubblico e collettivo l’ipotesi di un disegno di legge che integri la comunità LGBT o le coppie “di fatto” nei diritti civili, il movimento d’opinione conservatore sale sulle barricate, denunciando una presunta minaccia per la famiglia “tradizionale” o la società, nel suo insieme.

E’ accaduto ai tempi dei PACS (poi diventati DICO) e accade oggi con le “Sentinelle in Piedi”, schierate in nome della “libertà di espressione” contro il ddl Scalfarotto sull’omofobia e la transfobia. Appare del tutto evidente come né il matrimonio gay né un dispositivo contro l’ intolleranza omo-lesbo-transofoba possano né potrebbero, in nessun modo, interferire con le prerogative degli eterosessuali o con la vita democratica; si tratta, dunque, di escamotage che l’omofobo utilizza, via via, per dare una patente di legittimità a pulsioni e odii altrimenti inesportabili ed impresentabili.

E’ bene ricordare ai pasdaran del tradizionalismo più retrivo come la quasi totalità delle democrazie occidentali abbia equiparato, sul piano delle garanzie, eterosessuali ed omosessuali, coppie sposate e “di fatto”, senza nessuna conseguenza negativa per la famiglia “tradizionale” o per lo Stato. In molti casi, questi provvedimenti sono stati varati da governi conservatori e in Paesi retti dalla forma istituzionale monarchica. Tradizione fa rima con evoluzione; in tutti i sensi.

Appunti di storia-57 anni fa, la pallina di alluminio che affascinò e spaventò il mondo.

Veniva lanciato dai sovietici esattamente 57 anni fa (4 ottobre 1957) il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1. Il “compagno di viaggio” (questo il significato della parola “sputnik”), rimase nello spazio per 57 giorni, compiendo in totale 1 400 orbite.

Il lancio esaltò il mondo comunista, da un lato, e terrorizzò l’Occidente, dall’altro. Negli Stati Uniti, le sirene di alcune fabbriche suonarono l’allarme, perché si pensava che il satellite potesse rappresentare una minaccia militare.

Gli USA si sarebbero rifatti pochi mesi dopo, mandando in orbita l’Explorer 1