La destra italiana, Berlusconi e quei 20 anni da cicala.

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Il conservatorismo italiano è stato, per un ventennio, euforizzato dalla figura di Silvio Berlusconi, in ragione dei successi dell’allora Cavaliere e dell’attrazione che, da sempre, le destre subiscono dinanzi al carisma e al decisionismo autoritario. Questo, tuttavia, li ha imprigionati in un limbo, politico e culturale, impedendo loro quell’evoluzione in senso collegialistico e quella maturazione che, invece, la sinistra ha costruito negli anni.

Oggi che la parabola dell’arcoriano sembra nella sua fase conclusiva, la destra si trova a dover (ri)partire da zero, disabituata alla prassi della democrazia interna (ad esempio le primarie) e sprovvista di un’alternativa moderata ed europea al populismo salviniano.

Uno scenario previsto prevedibile e preconizzato dagli osservatori più razionali, anche e soprattutto negli anni della piena enfasi berlusconiana.

Lo scandalo Volkswagen e il “tanto in Germania pagheranno”. Perché una parte del popolo italiano difenderà sempre i tedeschi.

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“I rapporti tra Italia e Germania si caratterizzano da sempre per una certa dose di ambivalenza: dietro all’aspirazione alla conoscenza e all’intesa si celano sovente il sospetto e l’incomprensione. Gli italiani, per parte loro, hanno sempre avuto un atteggiamento di amore-odio per il mondo tedesco”

Questo, un estratto della prefazione al saggio “L’antigermanismo italiano: da Sedan a Versailles” dello storico ed accademico Federico Niglia.

L’affaire Volkswagen ha fatto emergere in tutta la sua impetuosità questa ambivalenza emotiva che caratterizza la nostra visione dei i tedeschi ed il nostro approcciarsi a loro, al loro mondo e al loro modo di essere e di vivere; da un lato, la soddisfazione nel vedere un Paese circonfuso da un’aura (immeritata) di mito proiettato nel fango dello scandalo, dall’altro (e qui vuole soffermarsi la mia breve analisi), la difesa coriacea, ostinata ed irrazionale della Germania.

L’aggettivo “irrazionale” non sarà scelto a caso, dal momento in cui , pur al cospetto dell’evidenza del fatto, il movimento d’opinione germanofilo sceglie di tenere la posizione, ripiegando sull’esaltazione di un (asserito) maggior rigore della giustizia teutonica che, a loro avviso, colpirà i responsabili e nel “tanto lo fanno tutti”.

A costoro, chi scrive vuole rammentare come la giustizia tedesca ed il sistema tedesco abbiano, ad esempio, molto spesso coperto i criminali nazisti, rifiutando di indagare nei loro confronti, di processarli e creando ostacoli nelle pratiche per le loro estradizioni.

Perché il DDL Cirinnà è slittato ancora, perché slitterà sempre e le speranze da Bruxelles

coppieDeterminato ed efficace nel perseguire gli obiettivi che ritiene più importanti (fino all’abuso dello strumento della fiducia), il Governo lascia, invece ed ancora una volta, slittare il DDL Cirinnà.

Una traiettoria prevista e prevedibile che conferma l’assoluta impossibilità, per un esecutivo retto anche dall’elemento cattolico-conservatore, di allineare il nostro Paese alle democrazie più evolute in materia di diritti delle coppie di fatto e della comunità LGBT.

All’Europa, molto verosimilmente e forse in un futuro non lontano, il compito di obbligare l’Italia e gli altri Paesi più riottosi sul tema ad adeguarsi agli standard occidentali.

Assad e l’ “alleato” dell’ ISIS

Nella lotta all’Isis, Bashar Al Assad, capo di un regime dinastico ed espressione di una fazione del tutto minoritaria nel Paese (gli Alawiti), ha trovato un motivo di legittimazione e sostegno internazionale, guadagnandosi l’incoronazione a “male minore” da parte della realpolitik. Un dato sul quale, forse con qualche concessione alla dietrologia, sarebbe utile riflettere.

Nda: Nessuno dei Paesi interessati dalle primavere arabe ed oggi minacciati dall’Isis ha visto il precedente regime rovesciato dagli uomini del Califfato. Possono, dei guerriglieri in armamento leggero, minacciare un apparato militare come quello siriano?

Da Zapatero a Corbyn passando per Tsipras: perché la sinistra italiana guarda (sempre) oltreconfine.

corbynTra le basi dell’edificio ideologico socialista, l’internazionalismo marxiano-marxista tende a subire, transitando nel filtro interpretativo della sinistra italiana, una degenerazione radicale e snaturante, vendendo declinato in una forma di anti-italianismo “de facto”.

Tra le motivazioni del fenomeno, senza dubbio la fragilità del nostro sentimento unitario, humus sociale, storico e culturale nel quale si va ad incastonare il già dirompente inclusivismo social-comunista.

Da qui ed anche da qui, l’attrazione per la sinistra di casa nostra (radicale come socialdemocratica) verso ogni leader della medesima estrazione, affermatosi oltreconfine; l’ultimo e più recente esempio, quello del laburista Jeremy Bernard Corbyn.

Nda:  Ecco, ad esempio, il paradosso di una sinistra “dem” che esalta i radicali di Syriza quando contribuì all’uscita di PRC, PDCI e Verdi dal parlamento italiano.

Il “Pirro” Tsipras e le motivazioni dell’astensionismo record.

tsiprsNel braccio di ferro con i partner europei, la convinzione di Alexis Tsipras era quella di poter trattare da una posizione di forza in ragione del timore suscitato dall’interessamento russo-cinese verso la Grecia e da un possibile effetto domino in caso di uscita di Atene dalla moneta unica e dalla UE (il referendum sul pacchetto di austerity voluto da Francoforte e Berlino andrà inquadrato proprio nell’ambito di questo “modus cogitandi”).

Resosi conto dell’infondatezza della teoria e, anzi, della volontà di alcune cancellerie di espellere il suo Paese dal consorzio monetario unico, il premier e leader di Syriza si è così visto costretto ad una brusca marcia indietro, accettando le misure prima bollate come diktat e tradendo, in modo eclatante e definitivo, il responso referendario.

In una democrazia evoluta, questo avrebbe comportato la fine della sua esperienza politica e la consegna alla disamina storiografica, ma l’elettore greco ha comunque voluto punirlo con un astensionismo record (quasi il 44%). Quest’ultimo dato offrirà all’osservatore razionale più di uno spunto di riflessione sulla nuova affermazione del giovane ingegnere di Atene.

Porta Pia e l’importanza del Concordato.

brecciaportapia3Grazie ai Patti Lateranensi del 1929, il Regno d’Italia e la chiesa cattolica posero fine alla cosiddetta “questione romana”, nata con la presa di Roma del 1870 e vera e propria spina nel fianco per il giovane ed ancora fragile stato unitario.

Senza dubbio discusse e discutibili (soprattutto per il movimento d’opinione laico) le sue clausole erano e sono, dunque, una contropartita accettabile per la salvaguardia dei nostri assetti unitari e della nostra stabilità. Un dato, questo, che è utile e doveroso ricordare nell’anniversario della breccia di Porta Pia.

Nda: non dimentichiamo, infatti, che la Chiesa fu da sempre uno dei nemici più irriducibili dei progetti unitari, non solo ottocenteschi.