Elezioni 2016: quel rinnovamento che manca e continua mancare ai repubblicani e la lezione di Bill Clinton

Republicanlogo.svgIl Partito Democratico statunitense tornò alla vittoria quando comprese ed acquisì l’importanza di un cambiamento rispetto alle linee di indirizzo, ancora legate agli anni della contestazione, che avevano ispirato l’Asinello a cominciare dalle presidenza Kennedy.

Spostando il timone al centro e verso una politica basata su un più lucido pragmatismo, William J.Clinton riuscì così ad imporsi, dopo le debacle del 1980, 1984 e 1988, e ad imporre la sua corrente NDC (Democratic Leadership Council).

Osservando i programmi dei maggiori candidati repubblicani per le primarie che stabiliranno lo sfidante nella corsa alla Casa Bianca, quello che balza agli occhi è un’ossificazione, in special modo sui temi etici, ad architetture valoriali ormai superate e rigettate dalla storia e da una società in continuo ed inarrestabile mutamento ed evoluzione. Manca ancora, per l’Elefantino, quel “turning” point che fu alla base della rinascita dei rivali (con le ovvie e dovute differenze del caso) e che si fa oggi più che mai irrinunciabile per chiunque voglia ambire alla guida di una grande democrazia occidentale.

Elezioni polacche: perché l’indignazione è il vero rischio per la UE

poloniaL’affermazione della destra nazionalista di PiS in Polonia non potrà né dovrà essere liquidata con la sterile e tracotante indignazione di chi fa fatica ad accogliere e comprendere un responso che va al di là delle sue traiettorie ideologiche ma dovrà essere analizzata a partire dal senso critico verso quell’istituzione che è oggi al centro della rabbia del conservatorismo populista: l’Europa.

Il dato che proprio le nazioni dell’ex blocco sovietico, un tempo percorse da una vera e propria isteria europeista, stiano a poco a poco prendendo le distanze da Bruxelles (paradigmatico, il caso ungherese), è infatti, un campanello d’allarme, il sintomo di un malessere verso un consorzio percepito oggi più che mai come ostile e lontano da quello spirito collegiale e inclusivo che fu alla base della sua ideazione.

L’Europa dei direttòri a tre (Francia, Germania e Italia) o, più frequentemente, a due (Francia e Germania), dei diktat, degli avvertimenti al limite dalla minaccia e dell’erosione delle sovranità nazionali oltre la soglia dell’accettabile, non é e non sarà infatti in grado di vincere la sua sfida con la storia, con il buonsenso e, in ultimo, con le urne.

Un “turning point” è dunque d’obbligo, se non si vorrà riportare le lancette del tempo al 1957 o, peggio ancora, al 1914/1915.

“Bibi” e la buccia di banana dell’Olocausto

netanyahu2-800x600Se è indubbio che il Gran Mufti di Gerusalemme, come il mondo arabo-musulmano ed arabo-palestinese, abbia giocato un ruolo non secondario nella promozione dell’Olocausto* e nella lotta contro gli Ebrei, sarà invece del tutto scollata da ogni evidenza documentale l’attribuzione a Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī della patente di ispiratore e regista della Shoah.

E’ infatti necessario ricordare come, già nel “Mein Kampf” e nelle sue esternazioni ed azioni antecedenti il 1939, l’ex imbianchino di Braunau am Inn avesse presentato l’elemento ebraico come un nemico mortale per la Germania e per i popoli da lui ritenuti “superiori”, avviandone la persecuzione (si pensi alla Notte dei Cristalli) e gettando così le basi di quel progetto di sterminio su larga scala che sarebbe poi stato messo in pratica in modo più perfezionato.

Con le sue dichiarazioni («L’Olocausto fu voluto dal Muftì, non da Hitler») , Benjamin Netanyahu ha cercato di utilizzare il revisionismo come arma politica nel confronto, caldo ed attuale, con arabi e palestinesi, ma si è trattato di una pessima mossa.

*Il Mufti reclutò 20000 musulmani di origine palestinese in un battaglione di Waffen SS

L’inferiorità russa e la paura dell’apocalisse: perché non scoppierà mai la III Guerra Mondiale tra Est e Ovest

bombat“Quella crisi ci insegnò una lezione fondamentale su cosa doveva essere fatto per prevenire la guerra nucleare. Per quasi 30 anni, quelle divennero le regole e i limiti del gioco nucleare e dell’importante, volubile e pericolosa relazione tra Washington e Mosca” – Anatoly Fyodorovich Dobrynin, ambasciatore sovietico in USA (1962 – 1988)

“La crisi ci portò sull’orlo del baratro. Lo avevamo visto, ci eravamo spaventati a morte e capimmo che non avremmo dovuto spingerci mai più fino a tanto” – Nikita Sergeevič Chruščëv, premier sovietico (1958 – 1964)

Le frasi riportate si riferiscono alla Crisi dei Missili di Cuba del 15 – 28 ottobre 1962. In quell’occasione, per la prima volta dall’inizio della Guerra Fredda (1945/1949), il mondò e i leader delle grandi potenze si trovarono sull’orlo di un confronto termonucleare capace di portare all’estinzione della razza umana; il terrore scaturito dall’evento ebbe come conseguenza i progetti bilaterali di disarmo (i Trattatati SALT) e il “congelamento” delle lancette del Doomsday Clock* (soltanto nel 1979** e nel 1983***, e per motivi del tutto causali, casuali l’umanità si sarebbe avvicinata nuovamente all’ Armageddon).

Lo spettro del MAD (Mutual Assured Destruction – Mutua Distruzione Assicurata) era (ed è), quindi, un fattore di deterrenza capitale, che fa della guerra atomica un’ipotesi dalle conseguenze inaccettabili per ciascuno dei contendenti, anche per l’ipotetico vincitore. A rendere del tutto disancorato da ogni analisi razionale il pericolo di un confronto tra l’Occidente e la Russia, tuttavia, non c’è soltanto il MAD ma anche l’inferiorità, sotto i profili militare, economico, demografico e politico-strategico, di Mosca rispetto ai principali “contenders” ( appunto, gli USA la NATO).

Il contributo esaminerà, sulla base dell’elemento statistico e documentale, ognuno di questi aspetti, dimostrando tutta l’inconsistenza di ogni velleità muscolare (autentica o presunta) della Federazione Russa.

Forza militare

USA
Carri armati: 8,848
Aeri (totale): 13, 892
Navi (totale) 473
Personale militare attivo: 1,400,000
Armi nucleari: 2,150 testate attive
Spesa militare: 600 miliardi di dollari

NATO
Carri armati: 5,421
Aerei (Totale). 1,837
Personale militare attivo: 3,585,000
Missili: 10, 409
Spesa militare: 1.000 miliardi di dollari

Russia
Carri armati: 2, 550
Aerei (totale): 1, 389
Navi (totale): 280
Personale militare attivo: 766,055
Missili: 5, 436
Armi nucleari: 1, 720 testate attive
Spesa militare: 84 miliardi di dollari

Forza economica-PIL nominale

USA: 17.418.925 (1 posto)
Russia: 2.097.000 (9 posto)

PIL nominale dei principali membri NATO:

Germania: 3.859.574 (4 posto)
Francia: 2.945.146 85 (5 posto)
UK: 2.846.889 (6 posto)
Italia. 2.147.952 (8 posto)

Forza demografica-numero di abitati

USA: 325 127 000 (3 posto)
Russia: 143 975 923 (9 posto)
Totale Paesi NATO: 885 milioni

Forza politico-strategica

Pur mantenendo un ventaglio di stati amici o “clientes”, dopo il 1991 Mosca non dispone più un’alleanza vasta ed organica come fu il Patto di Varsavia, mentre la NATO non soltanto è sopravvissuta ma si è ampliata e perfezionata. Questo, per il Kremlino, non costituisce uno svantaggio soltanto dal punto di vista militare ma anche strategico, dal momento in cui non può più fare affidamento sulla cintura protettiva dei vecchi alleati, ma, anzi, li trova a ridosso dei suoi confini, all’interno di una coalizione virtualmente nemica (ai tempi del Blocco Sovietico era invece l’Europa democratica ad avere le truppe del Patto di Varsavia alle porte di casa).

L’incognita ABM

Si è parlato, all’inizio del contributo, del rischio MAD, che renderebbe una guerra termonucleare catastrofica per ciascuna delle parti. E’ tuttavia utile e necessario ricordare la possibilità, da parte del blocco atlantico, di schierare apparati di difesa anti-missile (ABM) basati sui sistemi MIM-104 Patriot e AEGIS/RIM-161, capaci, in linea teorica, di rendere obsoleto ed inservibile l’equipaggiamento nucleare russo (lo schieramento dell’ ABM ai confini russi è infatti, insieme all’allargamento della NATO ad Est, uno dei maggiori motivi di attrito tra Mosca e l’Occidente)..

Conclusioni

La disamina mostra ed evidenzia dunque tutta l’impraticabilità di una sfida frontale e concreta, da parte russa, allo storico avversario; sebbene Mosca stia portando avanti un rinnovamento del suo hard power (molti dei suoi mezzi risalgono ad ogni modo ancora all’era sovietica), l’inferiorità militare e tecnologica dei suoi mezzi, della sua economia, della sua tecnologia e in tutti gli altri settori, confinerà gli allarmi su una III Guerra Mondiale, tanto cari a certi segmenti della politica e dell’informazione, nel sensazionalismo e nel propagandismo emotivo più spiccioli. Come abbiamo visto, la Russia temeva la guerra nel 1962, quando era la seconda (secondo alcuni osservatori, addirittura la prima) potenza mondiale; è ragionevole, giusto e legittimo pensare la tema molto di più oggi.

*Orologio dell’apocalisse (Doomsday Clock in inglese) è una iniziativa ideata dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago nel 1947 che consiste in un orologio metaforico che misura il pericolo di una ipotetica fine del mondo a cui l’umanità è sottoposta

**9 novembre 1979: gli equipaggi dei missili balistici LGM-30 Minuteman americani vennero messi in stato di massima allerta dopo che il computer comunicò il lancio da parte dei sovietici di un massiccio attacco nucleare contro gli Stati Uniti; l’allarme era in realtà generato da un video di esercitazione, erroneamente trasmesso sui computer del sistema di primo allarme americano. L’allarme raggiunse il NORAD, provocando il panico e scatenando reazioni disordinate; solo dopo sei minuti la rete satellitare americana diede conferma che nessun attacco sovietico era in corso

***26 settembre 1983: a causa di un malfunzionamento, un satellite di pre-allarme sovietico rilevò erroneamente il lancio di cinque missili balistici americani diretti in URSS. Il colonnello Stanislav Petrov, in servizio nel centro di controllo della rete satellitare sovietica, si rifiutò di inoltrare l’allarme ai suoi superiori, dubitando dell’attendibilità di un attacco condotto con soli cinque missili; poco dopo, il guasto venne scoperto e lo stato di emergenza annullato

L’errore degli Stati Uniti d’Europa e la lezione del 1914

Crisieuropa_1326895707Il trauma scaturito due guerre mondiali (in special modo dalla I) e il tentativo di opporre una barriera al modello duopolistico costituito dagli USA e dai BRICS sta spingendo sempre di più l’Europa di Strasburgo e Bruxelles ad un modello federativo-confederativo che vedrà la polverizzazione degli antichi stati nazionali.

Un simile disegno non solo si staglia come una negazione dei progetti dei padri fondatori della casa comune continentale ma rischierà di dar vita, de facto, ad una sorta di nuovo Impero Asburgico riformato in chiave repubblicana e con un centro di comando collocato a Berlino e non più a Vienna; uno scenario dall’elevatissimo potenziale distruttivo, dunque, perché mortificante le identità locali e che, se attuato, rilancerà e rivitalizzerà proprio quelle incognite che la sua ideazione ambiva ad allontanare.

Grillo: “No alle vostre guerre”. A meno che non le facciano i russi.

grilloDopo aver appoggiato i bombardamenti russi contro l’ISIS in Siria (anche se ad essere colpito dai raid putiniani è forse stato l’FSA), Grillo attacca la decisione del governo italiano di inviare aerei contro i miliziani del Califfato.

Questa schizofrenia interpretativa della geopolitica dimostra come per il leader genovese la battaglia contro Renzi sia prioritaria rispetto agli interessi del mondo libero, alla lotta al terrorismo ed alla coerenza etica.

MO, coniugi uccisi: il pericolo e l’irrazionalità di un’escalation.

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L’assassinio dei coniugi Eitam e Naama Hankin non dovrà trasformarsi nell’ennesimo ostacolo al già difficile processo di pace tra Tel Aviv e Gerusalemme Est o, peggio ancora, dare vita ad un’escalation di sangue (magari facendo il gioco dei “falchi” di entrambi i fronti) come avvenuto in tempi recenti dopo la mattanza dei giovanissimi Eyal Yifrah, Gilad Shaar e Naftali Fraenkel.

In ballo vi sono infatti i destini di due popoli e di milioni di individui, una posta troppo alta e troppo importante per essere subordinata alla riflessione sulla tragedia dei singoli.