BREXIT: fine…o inizio del sogno europeo?

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“Si vogliono escludere nazioni come la Spagna e il Portogallo per la questione degli agrumi, del vino. Questo è un ragionare da mercanti, non è più ragionare da uomini politici che hanno a cuore veramente le sorti dell’ Europa e quindi del mondo intero”.

Così Sandro Pertini, nel suo discorso di fine anno del 1983.

Come si può notare, già quasi 40 anni fa il “Presidente partigiano” denunciava una deriva tecnocratica delle istituzioni continentali ed un loro distacco dagli indirizzi dei padri fondatori, secondo una tendenza che, lungi dal rientrare, si è andata sempre più sclerotizzando, fino a ridare vita proprio a quegli spettri che la nascita dell’Europa unita si prefiggeva di confinare per sempre tra le pagine dei libri di storia.

Già provati dalla crisi, i popoli europei si sono sentiti sempre più estranei ad una Bruxelles dei club ristretti, germanocentrica, burocratica, tecnocratica, votata al rigore come filosofia economica e all’intimidazione come registro comunicativo, ad una Bruxelles dei PIGS, dei “compiti a casa” e del Partenone come cambiale, esplodendo nel ritorno dei populismi, dei particolarismi, dei nazionalismi (complice la fine della “solidarietà di blocco” tipica della Guerra Fredda) e in un novo sentimento anti-tedesco oppure ostile ai Paesi a velocità ridotta.

Scienze e discipline complesse e razionali, storia e geopolitica offrono comunque ed in ogni caso molteplici chiavi di lettura, e il BREXIT potrebbe anche trasformarsi, da shock per la UE, ad una sua occasione di rilancio e ristrutturazione, secondo dettami più aderenti ai principi del 1957; l’errore , l’ennesimo, dei vertici blustellati e del movimento d’opinione europeista, è stato infatti quello di considerare acquisito ed immutabile lo status quo, sulla base di una lettura ingenua e pericolosa, più volte smentita dalla storia . Di contro, saranno da respingere le previsioni apocalittiche riguardo un assalto alla Gran Bretagna e ad una sua deflagrazione (il Paese è troppo solido ed influente), mentre si indebolisce la capacità di Bruxelles di far fronte ad alcune sfide del futuro, specialmente a quelle rappresentate dai BRICS e dal rinnovato dinamismo di Mosca.

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