Appunti di spin doctoring – Perché preferiamo l’aria inquinata

( Di CatReporter79)

« I repubblicani dicono: “vi proteggeremo dai terroristi di Teheran e dagli omosessuali di Hollywood”. Noi diciamo “siamo per l’aria pura, scuole migliori, più assistenza sanitaria”. Loro raccontano una storia, noi recitiamo una litania »

Così il politologo statunitense Chester James Carville Jr. sulla sconfitta di John Kerry alle presidenziali del 2004

Benché limitata ad un contesto definito, l’analisi di Carville offriva ed offre tuttavia uno spunto di riflessione molto più ampio. Non solo, infatti, negli USA come nel resto del mondo occidentale le destre mostrano una maggiore capacità di comprensione del cittadino-elettore, ma l’uso del messaggio “emotivo” (ad esempio l’evocazione delle paure) consente loro, come dimostrato dalle neuroscienze, una più efficace opera di persuasione rispetto al modello “razionale” adottato solitamente dalle sinistre.

Le sinistre mostrano nella loro tradizione storica un complesso didascalico e pedagogico spesso castrante, a livello di consensi e nell’approccio al cittadino.

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Appunti di spin doctoring Perché ti voto, perché non ti voto III – Il ruolo delle scienze

( Di CatReporter79)

Nella scelta politica ed elettorale, il messaggio “emotivo” e “negativo” (capace di suscitare sentimenti quali rabbia, paura o disprezzo) avrebbe, secondo le neuroscienze, maggiori possibilità di attivare i circuiti neurali da cui dipende il comportamento di voto rispetto al messaggio “razionale” e “positivo”.

Più nel dettaglio, il Prof. Ted Brader fa notare come un messaggio “positivo” tenda a incoraggiare e galvanizzare i propri elettori senza tuttavia riuscire a coinvolgere gli altri, mentre un messaggio in grado di evocare ansie e paure aumenterà le possibilità di un candidato/partito/schieramento di convincere gli indecisi e , addirittura, di conquistare segmenti dell’elettorato dell’avversario. Ancora, il messaggio “emotivo” e “negativo” può far aumentare la partecipazione al voto e, sorprendentemente, rivela una capacità di penetrazione più alta nelle menti evolute.

In ultima analisi e come dimostrato dai successi di personaggi come Ronald Reagan, Barack Obama o Silvio Berlusconi in Italia, la campagna vincente sarà quella impostata con equilibrio su speranza e paura, messaggio “negativo” e “positivo”, emotività e cognizione, massimizzando i nostri punti di forza e le debolezze dell’avversario e minimizzando le nostre debolezze e i punti di forza dei rivali.

Appunti di spin doctoring Perché ti voto, perché non ti voto II – Il ruolo della scienza tra fanatismi e bias di conferma

( Di CatReporter79)

Non di rado l’elettore, anche il più equilibrato, sceglie leader/partiti/schieramenti con programmi distanti dai suoi interessi, accredita notizie palesemente false, evidenzia, più in generale, una logica soprattutto emotiva e scarsamente consapevole. Secondo numerosi studi in ambito clinico, sollecitati negli ultimi anni dall’osservazione di questa tendenza, essa sarebbe determinata da fenomeni ben precisi di tipo neurologico.

In particolare, secondo lo psicologo clinico Drew Westen:

“La tendenza a vedere ciò che vogliamo riflette un effetto secondario accidentale del’evoluzione del nostro cervello. Con le idee ci comportiamo come se le cose del mondo che ci circonda , avvicinandole o evitandole a causa dei sentimenti che provocano, a seconda delle associazioni emotive a esse collegate. Gli stessi meccanismi che forniscono una bussola per guidare il nostro comportamento in direzioni adattive funzionano come calamità dell’autoinganno, della razionalizzazione e di quel genere di ‘ragionamento’ di parte che preclude a circa l’80% della popolazione, compresi gli elettori più avveduti, qualsiasi discorso razionale intorno a questioni politiche”

Ancora, per il Professore di linguistica cognitiva George Lakoff (Università di Berkeley):

“Le neuroscienze ci insegnano che tutti i concetti che abbiamo – i concetti a lungo termine che strutturano il modo in cui pensiamo – sono impressi nelle sinapsi del nostro cervello. I nostri concetti non cambiano solo perché qualcuno ci racconta un fatto. Possono anche venirci presentati dei fatti, ma perché noi li possiamo interpretare devono concordare con quello che già esiste nelle sinapsi del nostro cervello. Altrimenti i fatti entrano, ma poi escono immediatamente”

Come abbiamo visto, il trinceramento, anche in conflitto con la ratio, dell’elettore nelle sue convinzioni, rappresenta una difficoltà spesso insuperabile anche per quelle forze che vogliono catturare voti e consensi al di fuori del loro serbatoio storico; in questo caso, gli sforzi saranno rivolti alla persuasione dell’elettore cosiddetto “razionale”* (indeciso e privo di riferimenti politici e ideologici) e di quel blocco di elettori ”inaffidabile”, che simpatizza cioè per una determinata forza ma va persuaso e spronato a recarsi alle urne**.

*Il voto “razionale” si divide a sua volta in due sottogruppi:

-controdipendente, scaturito dalla delusione per i partiti e gli schieramenti votati in precedenza. Matura dai sei ai dodici mesi prima delle consultazioni

-di interesse, motivato da un’analisi dei programmi e dei leder in campo

**sono definiti anche elettori “last minute”

Il bambino e il campione

( Di CatReporter79)

Raramente Carlos Monzon si lasciava andare a tenerezze o sorrisi.

Solo una persona era in grado di aprire il suo cuore di uomo indurito dalla vita: il figlio Abel.

Lo prendeva in braccio dopo ogni vittoria e lo portava con sé ovunque: in palestra, a fare footing, durante gli impegni con gli sponsor e i giornalisti.

Abel amava suo padre, ma non il lavoro di suo padre, che gli faceva paura. Nella sua mente di bambino, penava che qualche avversario avrebbe potuto fare male al grande Carlos Monzon.

Gli aveva chiesto più volte di smettere, fino a quando non gli confessò di aver pianto, dopo averlo visto andare giù per pochi secondi con il colombiano Rodrigo Valdez. Era successo negli spogliatoi, subito dopo il match. “Abel cos’hai? Ho vinto, non hai visto?” “Papà, smetti, per favore. Quando sei andato al tappeto ho pianto. Ho versato molte lacrime”. “Abel, nunca mas. Esta fue mi ultima pela. Va bene, Abel. Basta. Questo è stato il mio ultimo combattimento”.

Per quel bambino e con quel bambino, Carlos Monzon non era un picchiatore e non era un uomo violento. E non era nemmeno un duro.

Il tifo ideologico e i pericoli della scienza “democratica”

(Di CatReporter79)

Anni fa, parlando di terremoti, un chimico mio conoscente accreditò la tesi, inammissibile, del “fracking”. Un atteggiamento a prima vista paradossale per un uomo di scienza (e persona equilibrata) come lui, trovava in realtà spiegazione nel fatto che da qualche tempo si fosse avvicinato ad un partito che propugnava tesi e verità alternative a quelle ufficiali, anche in ambito sismico.

Come molto spesso accade, l’elemento ideologico e politico aveva sopraffatto quello razionale.

Quando la politica si appropria di tematiche come quelle attinenti alla scienza, le strappa dal loro alveo naturale, appunto la ratio e la logica, proiettandole nel marasma dell’emotività partigiana. Così, se ad esempio X sarà favorevole ai vaccini ma il suo partito/schieramento sarà contrario, X potrebbe rivedere o modificare la sua posizione a riguardo. Questo avverrà anche nel caso in cui un partito/schieramento sgradito ad X sarà favorevole alle vaccinazioni. Per reazione, X potrebbe cambiare idea e sposare la causa No Vax.

Come detto, relativizzare e strumentalizzare la scienza significa svuotarla del suo significato e della sua importanza, con un danno dalle conseguenze imprevedibili per l’intera comunità (immaginiamo quale effetto certe tesi potrebbero avere su menti meno evolute rispetto a quella del chimico di cui sopra) . Nell’interesse del cittadino, il politico dovrà pertanto recuperare quel senso di responsabilità civile oggi compresso e marginalizzato dal mero calcolo elettoralistico, smettendo di essere un “follower” (to follow, inseguire) per tonare ad essere un “leader” (to lead, guidare).

Appunti di spin doctoring Perché ti voto, perché non ti voto

(Di CatReporter79)

Sospesi sul confine tra politica e psicologia e oggetto di studi e ricerche interdisciplinari incapaci di dare una risposta univoca, i meccanismi alla base della scelta elettorale rispondono a criteri diversi e multiformi. A tal proposito, esperti di comunicazione e politologi li dividono in tre grandi paradigmi: approccio sociologico (Columbia approach), approccio psicologico (Michigan approach), approccio economico (Economic approach)

approccio sociologico: sarò orientato a votare per il partito/schieramento più vicino alla mia classe sociale, anche se questo non difenderà gli interessi di tale classe

approccio psicologico: sceglierò un partito/schieramento al quale mi sento legato “affettivamente”, perché votato già in precedenza dalla mia famiglia e/o dal mio gruppo sociale

approccio economico: opterò per il partito/schieramento che difende e rappresenta i miei interessi. E’ il voto più razionale, di fatto legato al tornaconto.

La contraddizione nell’approccio sociologico e le caratteristiche del voto psicologico aprono ad un ulteriore spunto di indagine: non sempre gli elettori scelgono il partito/schieramento che tutela i loro interessi. Anzi.

Appunti di spin doctoring L’importanza del primo passo

(Di CatReporter79)

Fase iniziale e fondamentale della campagna elettorale, l’annuncio della candidatura andrà studiato nei minimi dettagli, in modo da richiamare l’attenzione dell’elettore come dei media e, soprattutto, da imprimere il contenuto del messaggio nella mente del pubblico.

Decisiva sarà quindi la scelta del luogo in cui organizzare l’evento, mentre l’annuncio dovrà puntare sulla forma e non sulla sostanza, essere, cioè, conciso, incisivo, illustrare la biografia del candidato, la sua “mission” e toccare solo a grandi linee i punti del programma (o limitarsi alle tematiche più sentite dal cittadino) per non “appesantire” la presentazione.

Raccomandabile è il ricorso alla “big show strategy”, ossia l’acquisto di spazi pubblicitari nelle varie emittenti radio e tv e nelle testate che si occuperanno del nostro evento, al fine di amplificarne l’effetto.