Salvini e il “simbolo” Sea Watch

rackete salviniUno degli aspetti della “disinformazione”, intesa anche come vettore della propaganda (“nera” o “grigia”*), è il “simbolico”: “perché il contenuto della disinformazione corrisponde sempre a delle aspettative del destinatario […] sia questi rappresentato dall’opinione pubblica ovvero, nel caso di intossicazione**, da un avversario ben definito, così come alle categorie esistenziali ed ai valori che l’obiettivo esprime e sui quali l’effetto disinformativo fa leva per ottenere gli effetti voluti”

Colpire la sfera emotiva del target, in buona sostanza, dicendo al target ciò che vuole sentire, mostrando al target ciò che vuole vedere o, almeno, dandogliene l’impressione e l’illusione. L’approccio del ministro del’ Interno al caso Sea Watch, e più in generale al tema immigrazione, concede, al di là di ogni giudizio morale e politico a riguardo, ampi margini all’elemento “simbolico”; Salvini individua cioè un target di elettorato e gli offre “in pasto” un atteggiamento muscolare contro l’Altro-immigrato-diverso, nonostante la presenza di un flusso ininterrotto (ma lontano dall’attenzione pubblica e mediatica) di arrivi dalle coste africane.

*la propaganda “nera” è quella che veicola informazioni totalmente false, mentre la propaganda “grigia” veicola informazioni parzialmente false

**operazione psicologica di condizionamento per interferire nei processi conoscitivi e decisionali. E’ un termine usato soprattutto nell’ambito dei servizi di intelligence

Riferimenti bibliografici “Disinformazione e manipolazione delle percezioni. Una nuova minaccia al sistema-paese” (a cura di Luigi Sergio Germani)

Da Pasolini a Camilleri: quel fango “nero” che sporca ma non lascia traccia

camilleri975Le offese dei lettori di “Libero” e “Il Giornale” a Camilleri ribadiscono, ancora una volta, il carattere trasversale dell’ottusità che non riesce superare gli steccati della contrapposizione politica e ideologica per riconoscere il talento, nel caso di specie universale, di un artista.

Carattere trasversale, nonostante una certa destra sia riuscita a fare associare questa tendenza soprattutto alla sinistra, mentre ha sempre dato prova dello stesso “vulnus”, della stessa aberrazione. Si pensi, ad esempio, all’atteggiamento verso personaggi quali Pasolini, Guttuso, Fo o Benigni, geni assoluti demonizzati solo perché di sinistra o comunisti, per non parlare delle aggressioni ad un personaggio del calibro di Rita Levi-Montalcini, “colpevole” soltanto di aver votato più volte la fiducia al governo Prodi II.

Anche in questa circostanza, la destra italiana (una sua parte) si dimostra quindi prigioniera di un gioco delle parti nella sua declinazione più miope e truculenta, come la sinistra (una sua parte); non vittima inoffensiva, non più aperta, ma uguale, se non peggiore.

Nogarin (e gli altri) e quell’unico giro sulla giostra

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La vittoria di Filippo Nogarin nel 2014 maturò in circostanze del tutto singolari, anticipando le dinamiche che avrebbero portato alla caduta di Matteo Renzi due anni più tardi. In un territorio storicamente “rosso”, il candidato grillino si impose infatti contro un centro-sinistra diviso ma dopo aver preso la metà dei voti del rivale democratico al primo turno; al secondo si venne tuttavia a creare un blocco tripolare, un’alleanza a tre, di per sé inedita, atipica e innaturale, tra M5S, centro-destra e il resto della sinistra, preludio su scala ridotta dell’ “accozzaglia” che avrebbe mandato a casa Renzi nel 2016 e che in quell’occasione consegnò Livorno al M5S (gli “alleati” presenteranno poi il conto, ritardando la formazione della giunta).

Una vittoria-non vittoria, quindi, anomala per vincitore sprovvisto di una forza reale. Un “vulnus”* che oggi il M5S labronico e la sua candidata hanno pagato e comune a molti sindaci pentastellati e di centro-destra (a Torino, a Cascina, a Massa, ecc) a rischio di un destino analogo perché in sella grazie a congiunture analoghe nella loro eccezionalità.

 

*Il M5S labronico è stato vittima anche d altri fattori, come il malcontento perla sua gestione e l’alleanza con la Lega