Quantità vs qualità: dove sbagliano i “guru” del Capitano

106111831_10220291455950348_5095701947333176253_oFarsi fotografare a bordo di un treno senza mascherina e seduto su un posto non utilizzabile mette Salvini al centro dell’attenzione mediatica (media tradizionali e new media), ma si tratta di una visibilità negativa, che alla lunga ne sta appannando l’immagine.

Spin doctor non professionisti ma soggetti provenienti dall’internet marketing, i suoi consulenti ragionano infatti in termini “quantitativi”, ma “vendere” un politico non è come vendere un sapone o far alzare le quotazioni di un sito. Serve una conoscenza approfondita della politica e della comunicazione politica in senso stretto, background che uno “smanettone” o un copywriter non hanno e non possono avere.

Escamotage come questo rischiano inoltre di mettere in cattiva luce il leader del Carroccio proprio tra i suoi sostenitori, essendo le destre (almeno una loro parte) storicamente intransigenti rispetto alle regole.

Un copione già visto con Silvio Berlusconi (pur abilissimo comunicatore) che con le sue boutade riusciva, sì, a dirottare l’attenzione a seconda delle esigenze del momento ma con contraccolpi dannosi sulla sua immagine e sulla sua libertà di manovra.

Per concludere, prima di gridare al genio servirebbe una riflessone molto più attenta.

 

Nota: Negli Stati Uniti d’America, patria dello spin doctoring e della consulenza politica più ingenerale (benché le prime testimonianze storiche in questo senso risalgano all’antica Roma), la strategia e la comunicazione di un leader sono affidate ad esperti in comunicazione politica, storia politica, sociologia, psicologia, scienza politica, ecc. Mai e per nessuno motivo a social media manager, web strategist e informatici, semplicemente perché non è il loro campo d’azione. Lo “smanettone” metterà del suo, ma solo per ottimizzare scelte strategiche imposte da altri.

Ranieri Guerra, il Covid e la Spagnola: l’ennesimo pasticcio di una scienza che non sa comunicare

ranieri guerra2“Il paragone purtroppo va fatto con la Spagnola, che ebbe lo stesso andamento del Covid. Andò giù d’estate per riprendere ferocemente a settembre-ottobre e uccise 50 milioni di persone nella seconda ondata.”

Così l’epidemiologo Ranieri Guerra, in un’intervista rilasciata oggi.

Esprimendo la quasi certezza di una seconda ondata autunnale, Guerra usa come esempio una malattia diversa, che agì in un contesto completamente diverso. Ma perché ricorrere alla più spaventosa pandemia di cui l’uomo abbia memoria (secondo alcuni storici il bilancio della Spagnola fu di 100 milioni di vittime) e, soprattutto, perché menzionare i 50 milioni di morti della seconda ondata di un secolo fa, riferendosi al rischio di un ritorno del Covid-19?

Perché un frame così catastrofistico e choccante, perché un impasto retorico e semantico di una tale dirompenza immaginifica ed evocativa?

Guerra non è un professionista della comunicazione (anche in passato è stato al centro di qualche polemica) e questa potrebbe essere la risposa. Allora si tornerebbe al problema della mancanza di una mediazione, da parte di professionisti del settore, per quel che concerne le uscite pubbliche di medici e scienziati. Oppure c’è altro, e allora torneremmo al quesito che rimbalza dai Romani a Lenin: cui prodest? A chi giova? Chi parla per chi?

Ci sono o ci fanno, volendo scivolare (ma fino ad un certo punto) nel faceto?

Sta rimbalzando oggi sui social la foto di un attivista che brandisce un cartello con su scritto “NO ALLA SCIENZA” e la cosa ci spinge ad una seconda riflessione. L’emergenza Coronavirus aveva offerto alla scienza e ai suoi sostenitori un’occasione ideale per infliggere un colpo, forse decisivo, al movimento d’opinione anti-scientifico e ad un certo “complottismo”, per usare un’espressione oggi in voga.

Un’occasione che purtroppo, almeno in Italia, rischia oggi di sfumare.

Episodi come questo, il teatrino di contraddizioni, cambi di fronte, errori, ripensamenti, incoerenze, contrasti e protagonismi che ha visto coinvolti virologi, immunologi, epidemiologi, statistici, ecc, amplificato e aggravato da un sistema mediatico più attento a fare sensazione che informazione, ha infatti arrecato un danno enorme alla scienza e ai suoi operatori, screditandoli agli occhi di un’opinione pubblica giù duramente provata dal virus e dalle sue ricadute economiche e sociali.

Walter Ricciardi e i giovani untori: ennesima boutade oppure utile idiota?

walter ricciardi“Questo virus si diffonderà fra i giovani, che diventeranno i vettori, i portatori di questa infezione e il problema sarà che, a causa della mancanza di misure di sicurezza da parte dei ragazzi, lo trasmetteranno a nonni e genitori e rivedremo di nuovo la pressione su sistema sanitario. Questo si verificherà in autunno”

Così Walter Ricciardi, in un’intervista rilasciata nella giornata di ieri.

Attore nella commedia sexy e nei B-movie anni ’70-’80, costretto nel 2018 alle dimissioni dalla carica di presidente dell’Istituto Superiore di Sanità per un’ accusa di conflitto di interessi lanciata dal CODACONS, indagato dalla Procura di Roma nello stesso anno e diffidato dall’OMS a non presentarsi come portavoce italiano dell’organizzazione, prima negazionista e ora allarmista, Gualtiero “Walter” Ricciardi è figura complessa, discussa e probabilmente discutibile, spesso al centro della polemica e criticato anche dai colleghi per le sue dichiarazioni.

Ma perché lanciare un attacco di questo tipo, così aggressivo, scomposto e lapidario, ai ragazzi? Solo Ricciardi conosce la risposa, ma noi potremo azzardare alcune ipotesi.

Nelle vesti di consigliere del Ministro della Salute non è infatti irrazionale pensare abbia cercato di “mettere le mani avanti”, qualora in autunno si verificasse lo scenario peggiore, scaricando com’è già stato fatto la colpa sui cittadini in modo da assolvere e deresponsabilizzare le istituzioni. Colpendo i giovani (e questo è il secondo elemento di interesse nella vicenda), bersaglio facile in un Paese “vecchio” e con una cultura “gerontofila” che è retaggio del nostro bagaglio classico e contadino. Usandoli per veicolare un messaggio che è tra l’altro anti-scientifico, in quanto presentato come verità tautologica quando si tratta di una teoria.

Se così fosse, e allora dovremo capire se e quanto sia farina del suo sacco, torneremmo al problema del conflitto di interessi di medici e scienziati, anch’essa ipotesi non irrazionale nel caso in cui vi siano rapporti di collaborazione con case farmaceutiche o laboratori privati impegnati nella lotta al Covid-19 o ancora con istituzioni politiche o pubbliche.

Nota: è curioso come nell’intervista Ricciardi prima neghi gli effetti del caldo sul virus (citando l’esempio del Brasile dove adesso è inverno) e poi sostenga che in autunno tornerà.

 

Nella foto: Ricciardi oggi e ai tempi delle sue performance attoriali

La prevedibile controffensiva No-Vax

no vaxSecondo un sondaggio recente, quasi la metà degli italiani non vorrebbe vaccinarsi contro il Covid-19. Un risultato che ha colto molti di sorpresa, ma a ben vedere prevedibile.

L’atteggiamento sfrontato e aggressivo di alcuni scienziati e divulgatori, le schermaglie e il balletto di contraddizioni di cui sono stati protagonisti in questi mesi (nonostante l’imponente bagaglio di dati dalla Cina, dal Giappone e dalla Corea del Sud ) ha infatti rafforzato la polarizzazione e appannato l’immagine della Medicina e della scienza, fornendo un assist ideale a No-Vax e consimili.

Errori da correggere al più presto nell’interesse della collettività, affidandosi alla mediazione di professionisti della comunicazione.

 

Nota: si prenda il caso di Ilaria Capua; da febbraio ha puntualmente e clamorosamente sbagliato ogni “previsione”, smentendo anche la teoria dell’orologio rotto. Quando si ha tanta visibilità, le proprie uscite pubbliche devono essere valutate con la massima attenzione e prudenza, senza lasciare nulla al caso.

La distanza sociale di Salvini

salvini florisCon quella considerazione da Floris, Matteo Salvini voleva, ancora una volta, porsi come vicino all’ “uomo della strada”, ma lo ha fatto in un modo clamorosamente sbagliato. Questo perché il Coronavirus ha allarmato e angosciato (anche per colpa di un’informazione spesso poco attenta agli obblighi della deontologia) proprio la gente “comune”. Prendere sottogamba le misure di contrasto alla malattia è quindi un atteggiamento distante dal target al quale mira, dal sentire degli italiani. I suoi consulenti si confermano sopravvalutati, se non dannosi per lui e la stessa Lega.

Il killer silenzioso e quello rumoroso. Se i suicidi non servono più.

images (64)Prima attentissimo a raccontare e ad enfatizzare i suicidi legati alla crisi economica (con il rischio di stimolare un pericolosissimo Effetto Werther), il giornalismo italiano sembra oggi relegare ai margini dell’attenzione quelli causati dai problemi, psicologici ed economici, dovuti all’emergenza Coronavirus, e tutta quella serie di disagi psicologici che pur non sfociando in gesti estremi stanno colpendo moltissimi italiani da marzo. Sarebbe d’altro canto autolesionistico e controproducente per i media, tra i più grandi responsabili del clima di terrore e confusione di questi mesi, mettere in risalto ciò che hanno contribuito a creare.

“Per avere in mano la propria vita, si deve controllare la quantità e il tipo di messaggi a cui si è esposti.” (Chuck Palahniuk)

Immuni dal politicamente corretto?

pasoliniSe vorrà risultare credibile, efficace e intellettualmente onesta, la critica a certe derive censorie del “politically correct” non potrà essere settorializzata. Non possiamo, insomma, protestare per il “labor limae” su “Via col Vento” o per la modifica del nome di un cioccolatino e poi scandalizzarci per l’icona dell’app “Immuni” che mostra una donna con il figlioletto in braccio.

Tantomeno sarà accettabile e razionale invocare la mannaia iconoclasta (già di per sé discutibile e anti-storica) su Montanelli e poi girarsi dall’altra parte nel caso di un Pasolini.

Come sempre, il buon senso sarà l’unica bussola per orientarsi, non solo tra le scienze storiche (che non sono democratiche, parafrasando un noto virologo).

Debunking, divulgazione e bullismo: un problema reale

cyberbullismo debunkersQualche giorno fa, un informatico attivo nel debunking e nella divulgazione scientifica ha risposto in modo canzonatorio, con una gif e una emoticon, a due miei post-articoli in cui muovevo delle critiche, forse non condivisibili ma pacate e razionali, ad una parte del debunking italiano e al Prof. Roberto Burioni.

Una risposta sciocca e maldestra nel suo tentativo di risultare sardonica, dal momento in cui la persona in questione non mi conosce, non conosce la mia formazione, il mio C.V e mi dà del “boomer” (quasi fosse un difetto), come poi ha spiegato soltanto nel suo diario, mentre sono nato negli anni ’70. Una risposta che tuttavia non mi ha sorpreso e che conferma ciò che ho sempre sostenuto, e avevo sostenuto in quei contributi, su alcuni settori del debunking e della divulgazione scientifica del nostro Paese. Chi vi opera tende infatti spesso a sviluppare un atteggiamento ostile ed elitario, anche quando non potrebbe permetterselo, verso l’interlocutore, con il risultato di compromettere la propria missione, che è e resta apprezzabile e fondamentale. Una sindrome da “gauche caviar” che non di rado sfocia nel cyberbullismo, figlia della presunzione (o dell’insicurezza) e utile soltanto a galvanizzare il proprio Ego e quello della propria platea di sostenitori, amici e colleghi.

Detto più prosaicamente, non si ottiene nulla, se non una pessima figura.

Covid e bufale: un debunking “governativo”?

debunking covid

Una testata abbastanza nota nel mondo del “debunking” italiano ha pubblicato un reportage su alcune delle “fake news” circolate in questi mesi di emergenza sanitaria. Corredato da grafici e materiale documentale sulle “bufale” e il loro andamento, si limita tuttavia a quelle che potremo definire “classiche” sul Covid-19 (anti-governative, sul 5G, Bill Gates e la pur non trasparente Cina, ecc) tralasciando tutto quell’universo di notizie false o alterate di tenore allarmistico che dilatavano la percezione della nocività della malattia e quelle sui falsi assembramenti e le false violazioni delle norme del DPCM da parte degli italiani.

Si potrebbe avere l’idea, in bona sostanza, che gli autori vogliano difendere l’immagine e l’opera dell’esecutivo e sostenere il “mainstream” governativo-scientifico-mediatico sulla pericolosità catastrofica del virus e sulla cattiva condotta dei cittadini.

Un “modus operandi” rintracciabile in altri Attori del debunking nazionale e che forse trova spiegazione nella sua storia recente. Se è infatti vero che le “fake news” sono sempre esistite, essendo una forma di propaganda “nera” (totalmente falsa) e/o “grigia” (parzialmente falsa) è altrettanto vero che, almeno su internet, il loro rilancio e la loro diffusione sono stati opera soprattutto di soggetti vicini alle destre radicali, al conservatorismo e al populismo/neo-populismo di destra. Ciò ha determinato, a sinistra, una risposta che non è solo frutto di un amore per la verità e la corretta informazione, con il risultato che molti “cacciatori di bufale” non sono del tutto neutrali e liberi.

Oggi che al governo c’è anche il centro-sinistra (pur con gli ex “nemici” del M5S), molti “debunkers” potrebbero quindi essere condizionati, magari anche inconsciamente, dal loro posizionamento ideologico e politico.

Zangrillo e la buccia di banana di MedBunker

di grazia zangrilloIn un articolo di ieri sul noto blog di divulgazione scientifica “MedBunker”, il ginecologo Salvo Di Grazia (fondatore del sito) ha contestato le teorie del Prof. Zangrillo sulla scomparsa clinica del Covid-19 e le modalità con cui sono state espresse. Un articolo in linea di massima equilibrato, se non fosse per il paragone, abbastanza implicito e suggerito da una foto, tra Zangrillo, stimato primario e docente, e gli opinionisti di “Uomini e Donne”.

Nel cappellino introduttivo al pezzo, sulla pagina Facebook di “MedBunker”, si ricordava inoltre, con una vena polemica, che Zangrillo è primario in un ospedale privato, come se questo sminuisse il suo valore.

Forse l’intento del pur ottimo dottor Di Grazia era invitare i colleghi alla prudenza e al rispetto dell’agire scientifico, ma le modalità scelte sono quantomeno discutibili.

Chi vuole cimentarsi nella divulgazione dovrebbe, se non addetto ai lavori (la comunicazione è materia estremamente complessa, vasta e delicata, che richiede anni di studi ed esperienza), farsi affiancare da professionisti del ramo, nell’interesse della platea alla quale si rivolge e della propria disciplina. Simili intemperanze e ingenuità non fanno e non stanno facendo bene alla Medicina ed alla scienza, confezionando un’immagine poco professionale, respingente impopolare dei loro operatori.

Come non possiamo improvvisarci scienziati, non possiamo, insomma, improvvisarci esperti di comunicazione.