Appunti di comunicazione – L’angelo biondo in pericolo e il razzismo inconsapevole

( Di CatReporter79)

“Missing white woman syndrome” (Sindrome della ragazza bianca scomparsa); con questa espressione della giornalista afro-americana Gwen Ifill (1955-2016,) viene indicata l’abitudine dei media, del pubblico e degli investigatori statunitensi, canadesi e britannici, a rivolgere una maggiore attenzione ai casi di scomparsa che vedono coinvolte giovani donne bianche, solitamente bionde e appartenenti al ceto medio-alto.

Uno degli esempi usati a sostegno della MWWS è la disparità di attenzione con cui fu trattata la scomparsa della soldatessa Jessica Lynch (bianca e bionda) rispetto a quella delle sue commilitoni Shoshana Johnson (afro-americana) e Lori Piestewa (di umili origini e madre single). Tutte e tre erano cadute nella stessa imboscata, durante la Guerra in Iraq il 23 marzo 2003.

La sindrome non riguarda, tuttavia, solo le persone scomparse, ma anche quelle in situazioni più generalmente critiche. A tal proposto viene citato il caso, a noi familiare, di Amanda Knox, che secondo alcuni osservatori statunitensi avrebbe beneficiato di un trattamento assolutamente favorevole da parte dei media, del pubblico e delle istituzioni del Paese.

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Le foibe e gli equivoci del fanatismo

(Di CatReporter79)

Durante la dominazione austriaca in Istria, Dalmazia, nella Venezia Giulia e nel Friuli, gli slavi collaborarono fattivamente alle politiche anti-italiane messe in atto da Vienna, avvantaggiandosene. Questo sarebbe stato uno dei motivi alla base degli indirizzi in chiave anti-slava del regime mussoliniano.

Legittimare i massacri delle foibe (ad essere uccisi o espulsi non furono le camicie nere ma semplici civili) come logica e comprensibile reazione alla violenza fascista, non significa quindi solo sdoganare la vendetta ma anche legittimare, a sua volta e senza rendersene conto, le stesse politiche fasciste.

Simili cortocircuiti sono il risultato dell’intreccio tra fanatismo ideologico e povertà culturale (in ambito storico)

Appunti di spin doctoring – Perché ti prendo in giro

( Di CatReporter79)

La campagna per le elezioni del 4 Marzo si sta segnalando per l’assoluto protagonismo della promessa elettorale, trasversalmente usata ed abusata come mai prima di adesso, senza dubbio oltre il limite del razionale. Attribuire il fenomeno all’inconsistenza (vera o presunta) della classe politica e/o alla scarsa stima che essa avrebbe degli italiani, sarebbe tuttavia semplicistico e banalizzante.

Tra le conseguenze della cosiddetta “fast politics” , la politica resa “veloce” dai new media, vi è infatti anche un restringimento della pazienza del cittadino-elettore, sempre più esigente e desideroso di risultati rapidi. Questo obbliga il candidato-partito a promesse sensazionali, dagli effetti appunto immediati e radicali qualora messe in pratica.

Se, tuttavia, nella fase del “campaigning” ciò può rivelarsi un’arma propagandistica efficace, nella fase del “governing” risulterà controproducente, data la difficoltà di mantenere quanto promesso.

Appunti di comunicazione – Da Buona Domenica a Palazzo Chigi: il politainment

(Di CatReporter79).

Se il termine “infotainment” (programma televisivo o iniziativa culturale che unisce informazione e intrattenimento) trova oggi ampia diffusione, la stessa cosa non si potrà dire di “politainment”, nonostante si tratti di un fenomeno comunque legato all’intrattenimento e senza dubbio più importante.


La sempre maggiore popolarità di format come i talk show e l’esigenza di umanizzare l’ immagine, avvicinandola all’uomo comune, hanno obbligato politici e uomini di governo a usare il piccolo schermo, ma più in generale i media, per mostrare anche gli aspetti del loro privato e per mostrarsi in vesti diverse da quelle dell’istituzionalità. Da qui, appunto, l’unione tra “politics” (politica) e “entertainment” (intrattenimento-divertimento)

Molto spesso un’opportunità vantaggiosa, il “politainment” può ad ogni modo rivelarsi dannoso, costringendo il politico ad un controllo continuo del privato e fornendo agli avversari maggiori occasioni per attaccarne la credibilità. L’uso dell’immagine privata è strettamente legato anche allo “storytelling” (“brand story”), la narrazione in chiave eroistica della propria vicenda politica e umana.

Appunti di spin doctoring Perché ti voto, perché non ti voto II – Il ruolo della scienza tra fanatismi e bias di conferma

( Di CatReporter79)

Non di rado l’elettore, anche il più equilibrato, sceglie leader/partiti/schieramenti con programmi distanti dai suoi interessi, accredita notizie palesemente false, evidenzia, più in generale, una logica soprattutto emotiva e scarsamente consapevole. Secondo numerosi studi in ambito clinico, sollecitati negli ultimi anni dall’osservazione di questa tendenza, essa sarebbe determinata da fenomeni ben precisi di tipo neurologico.

In particolare, secondo lo psicologo clinico Drew Westen:

“La tendenza a vedere ciò che vogliamo riflette un effetto secondario accidentale del’evoluzione del nostro cervello. Con le idee ci comportiamo come se le cose del mondo che ci circonda , avvicinandole o evitandole a causa dei sentimenti che provocano, a seconda delle associazioni emotive a esse collegate. Gli stessi meccanismi che forniscono una bussola per guidare il nostro comportamento in direzioni adattive funzionano come calamità dell’autoinganno, della razionalizzazione e di quel genere di ‘ragionamento’ di parte che preclude a circa l’80% della popolazione, compresi gli elettori più avveduti, qualsiasi discorso razionale intorno a questioni politiche”

Ancora, per il Professore di linguistica cognitiva George Lakoff (Università di Berkeley):

“Le neuroscienze ci insegnano che tutti i concetti che abbiamo – i concetti a lungo termine che strutturano il modo in cui pensiamo – sono impressi nelle sinapsi del nostro cervello. I nostri concetti non cambiano solo perché qualcuno ci racconta un fatto. Possono anche venirci presentati dei fatti, ma perché noi li possiamo interpretare devono concordare con quello che già esiste nelle sinapsi del nostro cervello. Altrimenti i fatti entrano, ma poi escono immediatamente”

Come abbiamo visto, il trinceramento, anche in conflitto con la ratio, dell’elettore nelle sue convinzioni, rappresenta una difficoltà spesso insuperabile anche per quelle forze che vogliono catturare voti e consensi al di fuori del loro serbatoio storico; in questo caso, gli sforzi saranno rivolti alla persuasione dell’elettore cosiddetto “razionale”* (indeciso e privo di riferimenti politici e ideologici) e di quel blocco di elettori ”inaffidabile”, che simpatizza cioè per una determinata forza ma va persuaso e spronato a recarsi alle urne**.

*Il voto “razionale” si divide a sua volta in due sottogruppi:

-controdipendente, scaturito dalla delusione per i partiti e gli schieramenti votati in precedenza. Matura dai sei ai dodici mesi prima delle consultazioni

-di interesse, motivato da un’analisi dei programmi e dei leder in campo

**sono definiti anche elettori “last minute”

Appunti di spin doctoring Perché ti voto, perché non ti voto

(Di CatReporter79)

Sospesi sul confine tra politica e psicologia e oggetto di studi e ricerche interdisciplinari incapaci di dare una risposta univoca, i meccanismi alla base della scelta elettorale rispondono a criteri diversi e multiformi. A tal proposito, esperti di comunicazione e politologi li dividono in tre grandi paradigmi: approccio sociologico (Columbia approach), approccio psicologico (Michigan approach), approccio economico (Economic approach)

approccio sociologico: sarò orientato a votare per il partito/schieramento più vicino alla mia classe sociale, anche se questo non difenderà gli interessi di tale classe

approccio psicologico: sceglierò un partito/schieramento al quale mi sento legato “affettivamente”, perché votato già in precedenza dalla mia famiglia e/o dal mio gruppo sociale

approccio economico: opterò per il partito/schieramento che difende e rappresenta i miei interessi. E’ il voto più razionale, di fatto legato al tornaconto.

La contraddizione nell’approccio sociologico e le caratteristiche del voto psicologico aprono ad un ulteriore spunto di indagine: non sempre gli elettori scelgono il partito/schieramento che tutela i loro interessi. Anzi.

Buon Natale…senza sensi di colpa

gesù natale

L’idea, avuta da un istituto scolastico milanese, di sostituire i consueti auguri di buon Natale con un asettico “Buone Feste”, sarà da considerarsi tanto ipocrita quanto illogica.

Ipocrita perché in Italia le festività dicembrine sono soltanto quelle natalizie e cristiane, illogica perché non si comprende per qualche motivo la tradizione natalizia dovrebbe offendere la sensibilità degli appartenenti ad altri credi e confessioni, italiani o stranieri che siano.

E’ indubbio e innegabile che certe scelte giungano quasi sempre da sinistra, dove il laicismo (di matrice esclusivamente anti-vaticana ed anti-cattolica) si va a saldare con un un’interpretazione arbitraria dell’internazionalismo marxiano e con il senso di colpa per il passato coloniale e per il presente neo-coloniale dell’Occidente.