Le incognite dietro un riscatto

bersagli italiani silvia romanoDopo il sollievo e i festeggiamenti per la liberazione di una nostra connazionale non può che rendersi necessaria una riflessione sull’opportunità di trattare con i sequestratori, facendo loro delle concessioni?.

Se infatti un certo pragmatico cinismo induce a pensare che, in casi simili, i soldi per un riscatto servirebbero a rafforzare un terrorismo e una criminalità a noi esterni e lontani (“tanto si ammazzano tra loro”, detto in modo più prosaico), dare l’idea di pagare, sempre e comunque, finisce paradossalmente col trasformare in prede e bersagli gli italiani nelle zone calde, missionari, cooperanti, turisti, commercianti, contractors, giornalisti o professionisti che siano.

Un tema senza dubbio delicato e complesso, che non può essere affrontato da prospettive ideologiche oppure emotive.

 

*in questo genere di casi il pagamento del riscatto non è quasi mai confermato a livello ufficiale, ma è assai verisomile

Appunti di comunicazione – Ti odio perché non ti conosco

(Di CatReporter79)

Elaborata nel 1978 da Guy Woodruff e David Premack, la “Teoria della mente”(“ToM”, dall’inglese Theory of Mind) indica la capacità di immedesimarsi nell’Altro, di capire stati mentali e comportamenti diversi dai nostri.

Oggi, il web e soprattutto i social rischiano di indebolire questo strumento alla base dell’empatia, “chiudendo” le persone in spazi isolati, in “camere dell’eco”, attraverso meccanismi come i feed algoritmici, i “dark post” o le “filter bubbles”.

In politica, ciò vuol dire considerare sempre più alieno, strambo e pericoloso chi è diverso da noi, esposto a sollecitazioni che vede solo lui e che a noi sono inibite. Anche qui, forse, sta uno dei motivi del riacutizzarsi dello scontro, del progressivo imbarbarimento del confronto con idee che non sono le nostre.

Appunti di storia e di presente – Non solo Battisti: la Dottrina Mitterrand e quella “rivoluzione” fatta a casa degli altri

(Di CatReporter79)

Negli anni in cui il nostro Paese varava le cosiddette “leggi speciali” anti-terrorismo, che la Dottrina Mitterrand avrebbe contestato e rigettato giudicandole anti-democratiche e lesive dei diritti umani e civili, la Francia manteneva ancora la pena di morte tramite ghigliottina come nel secolo diciottesimo. Non sulla carta, si badi, dal momento in cui l’ultima esecuzione risale al 1977 e l’ultima sentenza capitale al 1980, cioè un anno prima che la “vedova allegra” fosse mandata definitivamente in pensione**.

Di nuovo, le autorità francesi hanno sempre dato prova di estrema durezza e rigidità nel trattare il terrorismo di sinistra interno; si pensi ai detenuti della formazione anarco-comunista Action Directe, giudicati dalla Corte di Sicurezza dello Stato (un dispositivo d’emergenza creato da De Gaulle) e condannati all’ergastolo o a pene detentive molto lunghe, scontate all’interno di istituti di massima sicurezza, in regime di isolamento e in condizioni spesso denunciate come disumane dalle principali organizzazioni umanitarie internazionali. A tal proposito gioverà ricordare i casi di Georges Cipriani e Joëlle Aubron, militanti di AD lasciati in carcere nonostante gravissimi problemi di salute. Cipriani soffriva infatti di disturbi psichici mentre la Aubron aveva un tumore al cervello, che l’avrebbe uccisa nel 2006. A loro fu negata quella clemenza che nel 2008 il presidente Sarkozy concesse invece alla brigatista italiana Marina Petrella, condannata all’ergastolo in Italia ma non estradata per motivi di salute. Curiosamente, i malesseri fisici dell’ex bierre si palesavano solo quando l’insistenza delle nostre autorità nei suoi confronti si faceva maggiore.

La pretesa, che fu perno della Dottrina Mitterand, di rigettare le sentenze italiane muovendo da un presunta superiorità del cultura giuridica e democratica francese, risulta dunque quantomai infondata e grottesca, alla luce del diverso approccio di Parigi al crimine e al terrorismo interni. La Francia si è sempre dimostrata “Patrie de l’Homme” a sua discrezione, come rivela anche il trattamento riservato agli indipendentisti còrsì, vittime di una guerra strisciante oltre i limiti del diritto nazionale e di quello internazionale, ieri come oggi***.

Enunciata nel 1982, la Dottrina Mitterand fu all’inizio pensata per i soli colpevoli di reati non gravi e anteriori al 1981. Negli anni avrebbe tuttavia garantito protezione ai terroristi di sinistra italiani indipendentemente dalla dal fatto fossero stati condannati o meno sulla base delle leggi speciali anti-terrorismo, dalla natura dei loro crimini e dalla loro collocazione temporale. Giudicata inammissibile anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, la
Dottrina Mitterand è decaduta nel 2004, allorquando Parigi non ha più concesso asilo a Cesare Battisti.

Commentando la Dottrina Mitterrand, l’ intellettuale di sinistra ed ex ambasciatore in Italia Gilles Martinet scrisse: “Non potendo fare la rivoluzione nel proprio Paese, si continua a sognarla altrove. Continua a esistere il bisogno di provare a se stessi di essere sempre di sinistra e di non essersi allontanati da un ideale”

*Si consiglia l’approfondimento del caso Ranucci. Accusato di aver rapito e ucciso una bambina, il 22enne Christian Ranucci fu ghigliottinato il 28 luglio 1976 a Marsiglia. Una parte dell’opinione pubblica e della stampa francesi non ha mai ritenuto sufficienti le prove a suo carico, tanto è vero che la vicenda fu determinate nel percorso che avrebbe portato all’abolizione della pena di morte

**Nomignolo con il quale in Francia è conosciuta la ghigliottina

***Nel 1992, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condanna la Francia per trattamenti disumani e degradanti ai danni dell’indipendentista còrso Félix Tomasì, picchiato e torturato dopo l’arresto

La festa della bandiera e quell’unità che arriva da (molto) lontano

(Di CatReporter79)

La Festa del Tricolore ricorda e ci ricorda che la bandiera italiana compie oggi 222 anni. E’, dunque, più antica dell’Unità, vera e propria (1860-1861).

La nascita del nome “Italia” è invece fissata da alcuni storici ben più lontano, per la precisione a tremila anni fa.

Osservando gli stati attuali potremo altresì notare come la loro indipendenza, o comunque la loro fisionomia odierna, risalgano alla forchetta cronologica che va dal Settecento al primo Duemila; sono, cioè, coevi o più giovani del Regno d’Italia-Repubblica Italiana, ma a differenza del nostro Paese non hanno, in molti casi, un “background” storico alle spalle (si pensi agli stati a maggioranza bianca del centro-sud America o dell’Oceania).

La vulgata che fa passare l’unità italiana come un fenomeno recente, associando questo concetto a quello di fragilità e immaturità stoica, è quindi antiscientifica, superficiale e strumentale.

Gilgameš e Salvini

(Di CatReporter79)

“Dall’anno scolastico prossimo saranno introdotte ore di educazione civica (ambiente, sport, Costituzione, trattati). Interessanti il mitocondrio e i Sumeri, ma giusto che si sappia dove si vive e quali siano le regole”

Così il Ministro dell’Interno, ieri in un tweet.

All’apparenza (almeno per l’occhio più attento) poco puntuale (Educazione Civica è già materia di studio e vengono confuse aree disciplinari differenti), il tweet di Salvini è, in realtà, un ottimo esempio di comunicazione, per essere precisi di propaganda “grassroots”*.

L’accusa, rivolta alla scuola, di insegnare cose troppo lontane nel tempo a scapito delle vicende più attuali, è infatti un ritornello dell’ “everyman”, l’uomo comune, l’uomo della strada, e Salvini lo sa. Citando i Sumeri (una civiltà risalente al 4000 a.C) e accostandoli a qualcosa percepito come astratto e complesso (i mitocondri), il “Capitano” parla così, di nuovo e con maestria, il linguaggio della “gente”, per la “gente”.

*Con il termine “grassroots propaganda*” si intende quel tipo d propaganda diretta al “grass”, il “prato”, l’uomo comune. E’ spesso “verticale”, cioè creata da gruppi di potere.

Bush senior, il complottismo e quella frase non capita

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Nata alla fine del XIX secolo, la Teoria del complotto del Nuovo ordine mondiale (NWO) rimase per lungo tempo sostanzialmente priva di seguito, fino a quando fu “resuscitata” grazie a un discorso tenuto da George H.W. Bush al Congresso degli Stati Uniti l’11 settembre 1990.

In quella circostanza, l’allora presidente americano parlò infatti della necessità di costruire un “nuovo ordine mondiale”, riferendosi tuttavia ad una collaborazione proficua e costruttiva tra le nazioni e con la nuova URSS-Russia, dopo la fine delle grandi tensioni bipolari (“Out of these troubled times, our fifth objective—a new world order—can emerge: A new era—freer from the threat of terror, stronger in the pursuit of justice and more secure in the quest for peace. An era in which the nations of the world, east and west, north and south, can prosper and live in harmony”*).

Un concetto espresso in precedenza anche da personaggi come il primo ministro indiano Rajiv Gandhi (21 novembre 1988) e da Michail Gorbačëv (7 dicembre 1988), con la medesima formula e sempre a voler indicare le prospettive scaturite dal nuovo clima di distensione e collaborazione tra le grandi potenze.

Come abbiamo detto, il discorso di George H. W Bush venne tuttavia stravolto e strumentalizzato dai teorici del complotto per rilanciare la bugia dell’NWO, una delle più grottesche e nefaste elaborazioni del complottismo internazionale.

*”Da questi tempi difficili, il nostro quinto obiettivo – un nuovo ordine mondiale – può emergere: una nuova era libera dalla minaccia del terrore, più forte nella ricerca della giustizia e più sicura nella ricerca della pace. Un’era in cui le nazioni del mondo, est e ovest, nord e sud, possono prosperare e vivere in armonia”

Da dove nasce l’odio per Silvia Romano

(Di CatReporter79)

Con il suo impegno umanitario e sociale, con la sua allergia sensoriale e il suo bagaglio empatico, Silvia Romano va a scontrarsi con due aspetti peculiari del pensiero reazionario e della psicologia dell’ “uomo qualunque”: il razzismo (stava aiutando gli africani) inteso nella sua accezione meno elaborata, più istintuale e primitiva, ossia la paura dell’Altro, e il laissezfarismo inteso come abulia emotiva e mentale, come disimpegno intimorito e pecoreccio. A questo va ad aggiungersi l’ostilità politica verso le ONG, viste (a torto) come contigue alla sinistra.

Silvia Romano e chi, come lei, aiuta gli altri a rischio della propria vita e della propria incolumità, è e resta in ogni caso un essere umano di qualità infinitamente superiore a chi, adesso, la critica e deride con un “se l’è cercata”.

Trattamento molto meno ostile per Desirée Mariottini e Pamela Mastropietro. In questo caso la loro tossicodipendenza scivola in secondo piano, dal momento in cui i killer sono extracomunitari e le due vicende possono quindi prestarsi ad una strumentalizzazione di tipo politico.

La sinistra sinistra tra utopie e contraddizioni

( Di CatReporter79)

Oggi accusati da un segmento della sinistra di essersi dimostrati troppo distanti dalla gente comune, Matteo Renzi e i suoi collaboratori furono in passato accusati da quello stesso segmento di politiche “di destra” proprio per aver cercato di intercettare gli umori dei cittadini su alcuni argomenti sensibili (ricordiamo le polemiche dell’ex premier con la UE o le politiche minnitiane sugli sbarchi).

Questo rinvia a uno di problemi nodali della sinistra (di una sua parte), ossia il conflitto tra l’esigenza e la volontà di (ri)connettersi con il “popolo” e un velleitarismo ideologico sostanzialmente elitario che porta a rigettare come reazionaria ogni opzione pragmatica su tematiche sentite dal “popolo” quali sicurezza, immigrazione, tasse, ecc (“inseguire la destra sul suo stesso terreno”).

Credere, obbedire, comunicare – L’ “assalto” ai CAF tra mito e realtà

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(Di CatReporter79)

La polemica sull’ “assalto” ad alcun CAF del Meridione per l’ottenimento del reddito di cittadinanza a poche ore dal voto, risulta particolarmente utile e preziosa per la comprensione delle dinamiche legate alla manipolazione del fatto, alle “fake news”.

Da un lato abbiamo visto infatti trasformarsi in razionali debunker giornali, blog e semplici internauti (vicini al M5S) in passato creatori e diffusori di bufale, mentre dall’altro abbiamo visto soggetti in passato impegnati nel contrasto alle bufale accettare e condividere ciecamente l’informazione sull’ “assalto ” ai CAF (per screditare il movimento di Grillo).

In realtà, la verità stava nel mezzo: molti hanno domandato i moduli ma non c’è stato alcun “assalto” inteso come richieste di massa. Nel linguaggio della comunicazione si chiamerebbe “propaganda grigia” , ossia parzialmente falsa o parzialmente vera, a seconda dei punti di vista

Questo dimostra come la diffusione delle false informazioni (al di là del caso in oggetto) non sia dovuta tanto all’ignoranza o al tanto citato analfabetismo funzionale ma più semplicemente all’elemento ideologico, che trova la sua affermazione più eclatante nel “bias di conferma”; ci credo perché ci voglio credere.

Appunti elettorali

(Di CatReporter79)

Il PD
Limitarsi a considerare il risultato del PD come una catastrofe, innanzitutto del suo segretario, sarebbe un approccio troppo semplicistico e poco razionale. Al netto degli errori di Renzi (ottimo comunicatore ma pessimo stratega, a differenza di quel Berlusconi che gli viene paragonato ma che sapeva essere sia ottimo comunicatore che ottimo stratega), il PD paga un momento negativo comune a quasi tutti i grandi partiti socialdemocratici occidentali. In un’epoca di profonda crisi economico-sociale, di emergenza legata al terrorismo e all’immigrazione, usare un linguaggio ponderato ed europeista è infatti scommessa difficile e rischiosa. Risalire la china sarà un’impresa ardua, al di là di chi guiderà il partito, che in ogni caso resta il secondo del Paese. Solo un cambiamento radicale degli scenari internazionali potrà invertire questa fase negativa per le sinistre moderate.

Il M5S
Il M5S stravince senza vincere, tagliando l’Italia in due secondo un cliché socio-politico-culturale che ricorda quello del 2 Giugno 1946. Oggi, il Movimento si trova davanti al suo più grande nemico, che è allo stesso tempo la sua forza più grande: l’ “alterità”. Se vorrà governare dovrà perderla, accettando il compromesso con altre forze, cosa che provocherà anche un’emorragia di consensi in quei sostenitori che non si riconosceranno ideologicamente nella nuova alleanza. Mantenerla significherà invece restare in panchina, fino a data da destinarsi.

Il centro-destra
Il centro-destra vince, di nuovo, ma ha anch’esso la sua debolezza nella sua forza. Le colonne portanti di questa orchestra polifonica sono cioè due partiti, FI e Lega, basati a loro volta esclusivamente sui singoli e pertanto legati alle loro fortune e ai loro destini destini. FI, creazione di Berlusconi (ormai al tramonto) e sprovvista di un suo “background” e la Lega, che Salvini non ha creato ma che Salvini ha saputo resuscitare dal baratro dove era precipitata. La più grande resurrezione dopo quella di Lazzaro e di Richard Nixon, parafrasando il New York Times.

La sinistra della sinistra
La debacle di LEU e di PAP conferma in modo eclatante lo scollamento delle sinistre “radicali” rispetto al Paese “reale”. L’incontro (la contaminazione?) con il movimentismo ha determinato un loro slittamento verso obiettivi e valori che la classe lavoratrice e il “proletariato” percepiscono come lontani. L’assegnazione di un ruolo apicale a tematiche come il femminismo, il migrazionismo, il terzomondismo, l’animalismo, l’anti-specismo e l’ecologismo e la conseguente relegazione delle battaglie storiche sul lavoro e i diritti sociali a un velleitarismo ideologico anacronistico e inattuabile, hanno in buona sostanza fatto sentire solo e senza più tutela il loro elettorato tradizionale. Operai, precari, cassintegrati, disoccupati, cittadini in emergenza abitativa, delle periferie, ecc, si spostano così, in Italia come altrove, verso le destre radicali, sociali e identitarie, maggiormente collegate, almeno nel loro abito propagandistico, alle esigenze dei ceti “autoctoni” in difficoltà. LEU ricalca inoltre un tipo di civismo anni ’90 (vedi l’uso di un magistrato come “frontman”) oggi superato.

Un commento a parte meritano i media: sebbene in democrazia all’informazione non spetti un ruolo “pedagogico”, è comunque dovere dei professionisti del settore (e questo è un principio già di memoria tucididea) non manipolare il fatto. Un errore che invece il giornalismo italiano ha commesso, giocando con l’emotività dei cittadini, stuzzicando la loro rabbia e le loro paure. Ciò ha contribuito a creare un’immagine “percepita” ben differente da quella “reale” e ben più negativa e compromessa, avvantaggiando l’opzione populista.