Appunti di storia e di presente – Non solo Battisti: la Dottrina Mitterrand e quella “rivoluzione” fatta a casa degli altri

(Di CatReporter79)

Negli anni in cui il nostro Paese varava le cosiddette “leggi speciali” anti-terrorismo, che la Dottrina Mitterrand avrebbe contestato e rigettato giudicandole anti-democratiche e lesive dei diritti umani e civili, la Francia manteneva ancora la pena di morte tramite ghigliottina come nel secolo diciottesimo. Non sulla carta, si badi, dal momento in cui l’ultima esecuzione risale al 1977 e l’ultima sentenza capitale al 1980, cioè un anno prima che la “vedova allegra” fosse mandata definitivamente in pensione**.

Di nuovo, le autorità francesi hanno sempre dato prova di estrema durezza e rigidità nel trattare il terrorismo di sinistra interno; si pensi ai detenuti della formazione anarco-comunista Action Directe, giudicati dalla Corte di Sicurezza dello Stato (un dispositivo d’emergenza creato da De Gaulle) e condannati all’ergastolo o a pene detentive molto lunghe, scontate all’interno di istituti di massima sicurezza, in regime di isolamento e in condizioni spesso denunciate come disumane dalle principali organizzazioni umanitarie internazionali. A tal proposito gioverà ricordare i casi di Georges Cipriani e Joëlle Aubron, militanti di AD lasciati in carcere nonostante gravissimi problemi di salute. Cipriani soffriva infatti di disturbi psichici mentre la Aubron aveva un tumore al cervello, che l’avrebbe uccisa nel 2006. A loro fu negata quella clemenza che nel 2008 il presidente Sarkozy concesse invece alla brigatista italiana Marina Petrella, condannata all’ergastolo in Italia ma non estradata per motivi di salute. Curiosamente, i malesseri fisici dell’ex bierre si palesavano solo quando l’insistenza delle nostre autorità nei suoi confronti si faceva maggiore.

La pretesa, che fu perno della Dottrina Mitterand, di rigettare le sentenze italiane muovendo da un presunta superiorità del cultura giuridica e democratica francese, risulta dunque quantomai infondata e grottesca, alla luce del diverso approccio di Parigi al crimine e al terrorismo interni. La Francia si è sempre dimostrata “Patrie de l’Homme” a sua discrezione, come rivela anche il trattamento riservato agli indipendentisti còrsì, vittime di una guerra strisciante oltre i limiti del diritto nazionale e di quello internazionale, ieri come oggi***.

Enunciata nel 1982, la Dottrina Mitterand fu all’inizio pensata per i soli colpevoli di reati non gravi e anteriori al 1981. Negli anni avrebbe tuttavia garantito protezione ai terroristi di sinistra italiani indipendentemente dalla dal fatto fossero stati condannati o meno sulla base delle leggi speciali anti-terrorismo, dalla natura dei loro crimini e dalla loro collocazione temporale. Giudicata inammissibile anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, la
Dottrina Mitterand è decaduta nel 2004, allorquando Parigi non ha più concesso asilo a Cesare Battisti.

Commentando la Dottrina Mitterrand, l’ intellettuale di sinistra ed ex ambasciatore in Italia Gilles Martinet scrisse: “Non potendo fare la rivoluzione nel proprio Paese, si continua a sognarla altrove. Continua a esistere il bisogno di provare a se stessi di essere sempre di sinistra e di non essersi allontanati da un ideale”

*Si consiglia l’approfondimento del caso Ranucci. Accusato di aver rapito e ucciso una bambina, il 22enne Christian Ranucci fu ghigliottinato il 28 luglio 1976 a Marsiglia. Una parte dell’opinione pubblica e della stampa francesi non ha mai ritenuto sufficienti le prove a suo carico, tanto è vero che la vicenda fu determinate nel percorso che avrebbe portato all’abolizione della pena di morte

**Nomignolo con il quale in Francia è conosciuta la ghigliottina

***Nel 1992, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condanna la Francia per trattamenti disumani e degradanti ai danni dell’indipendentista còrso Félix Tomasì, picchiato e torturato dopo l’arresto

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L’ONU, l’Australia e il Polo Sud: il Trattato violato e il gioco sporco ai danni di Mosca

PolosudIl Trattato Antartico, siglato nel dicembre del 1959 da Australia, Argentina, Belgio, Cile, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Sud Africa, URSS ed USA, fu l’ultima tappa di un percorso iniziato nel 1948 e proseguito nel 1957 con la creazione dello SCAR (Scientific Committee on Antartic Research) per dare alla regione un assetto condiviso ed una regolamentazione delineata e definita. Tra i punti del documento, l’utilizzo dell’aera per scopi esclusivamente pacifici e il congelamento di ogni rivendicazione territoriale da parte dei firmatari.

Non può che stupire, dunque, il fatto che nel 2008 la Commissione ONU sui limiti della piattaforma continentale abbia stabilito di assegnare all’Australia oltre 2,5 milioni di km di Oceano Antartico, una zona grande cinque volte la Francia e ricca di riserve petrolifere, gassose e di risorse biologiche, facendo di Camberra la prima nazione ad avere in esclusiva una porzione tanto ampia della fascia antartica.

Una decisione che tradisce l’indubbia parzialità di quello che dovrebbe essere un organismo indipendente (l’ONU), che ha irritato un altro importante attore nelle dinamiche legate al Polo Sud, Mosca* e che si pone come emblematica di una certa asimmetria, di giudizio e decisionale, nei rapporti con la Federazione Russa; se, infatti, l’Occidente e i massimi organismi internazionali dimostrano estrema solerzia nel condannare le violazioni perpetrate dal Kremlino, lo stesso rigore sembra venir meno nell’approccio con i Paesi della zona euro-atlantica.

*”Questo precedente è molto più pericoloso dell’indipendenza del Kosovo. Sono sorpreso che le autorità russe siano rimaste in silenzio sulla questione. Esse devono dichiarare che si tratta di una decisione illegale che crea un pericoloso precedente, e domanda che il Segretario Generale delle Nazioni Unite spieghi le motivazioni alla base della decisione. Se l’espansione del territorio dell’Australia viene formalizzata, ciò disturberà il funzionamento dei meccanismi giuridici internazionali, che sono già stati gravemente colpiti dalla proclamazione dell’indipendenza del Kosovo” – Dmitry Yevstafyev, Centro di studi politici di Mosca.