Il bar di Del Debbio

Tempo fa mi capitò tra le mani un’intervista realizzata al giornalista Mediaset (“giornalista” e “Mediaset”: ossimoro, calembour o pareidolia acustica?) Paolo Del Debbio avente come argomento il suo, ahimè popolare, “Quinta colonna”. Del Debbio si vantava di aver trasferito e riprodotto il clima “da bar” nella sua piattaforma televisiva, motivo questo, secondo lui, del successo riscontrato dal format. Chiunque abbia avuto l’occasione di sostare su “Quinta colonna”, non potrà infatti non aver notato il baccanale, la fragorosa pochezza e il qualunquismo spicciolo caratterizzanti il contenitore, più vicinio, giustappunto, ad una bocciofila isterica che ad un programma di approfondimento politico e sociale. Tralasciando le scontate, pedanti e torcicollesche speculazioni storico-sociologiche sulle nobili radici ed i fulgidi esempi a sostegno e a merito del giornalismo, nazionale come estero, episodi di questo genere non possono che far riflettere sulla decadenza e il deterioramento non soltanto di una “disciplina”, ma anche delle capacità percettive delle masse, sempre più attratte dal ribasso, dalla semplificazione primitiva, dall’approssimazione per difetto, sempre più imprigionate in un’aporia mentale e civile preparata e confezionata da decenni di imbarbarimento dell’offerta televisiva e, più in generale, mediatica. Per non parlare di “Quarto Grado”. In questo caso, però, ci trasferiamo in un livello superiore e ben più complesso: non si tratta, infatti ed ufficialmente, di un programma di approfondimento politico, ma viene fatta ugualmente politica con attacchi, continui e costanti, alla magistratura senza che vi siano un contraddittorio, il rispetto delle normative sulla par condicio e senza che (ed è la cosa più importante) il telespettatore abbia attivato quei sistemi di schermatura, filtraggio ed analisi che solitamente vengono messi in funzione durante un dibattito di tipo politico. Ecco quindi che il circuito propagandistico dell’arcoriano penetra, letalmente e subdolamente, nella coscienza culturale della massa, impregnandola, alterandola e indirizzandola. Altri esempi di indottrinamento subliminale possono essere “Forum”, “Buona Domenica” o “Chi vuol essere milionario”