La Catalogna, Madrid e le ragioni (sbagliate) dei tifosi di casa nostra

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Diversi, inconciliabili e antitetici, il movimento d’opinione a favore dell’indipendenza catalana e quello contrario hanno, tuttavia, un comune denominatore: entrambi basano il loro orientamento su una lettura incompleta, ideologica e superficiale della vicenda, che assegna erroneamente all’indipendentismo di Barcellona le stesse caratteristiche e finalità.

Identitario, europeista, pro-Euro ed atlantista, il secessionismo catalano non persegue infatti una lotta contro il sistema di Bruxelles, Francoforte e lo status quo internazionale né poggia sull’interesse particolare e del momento (le motivazioni economiche e fiscali non sono storicamente maggioritarie).

In buona sostanza, quello che per i filo-catalani nostrani diventa il motivo per appoggiare gli indipendentisti, per la fazione opposta è la ragione per sostenere Madrid, secondo un “modus operandi” che rimane sulla crosta di un fenomeno storico, sociale e culturale di enorme complessità.

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Presepe e Crocifisso: perché devono restare fuori dalle scuole pubbliche

Negli istituti scolastici pubblici di alcune nazioni occidentali (e cristiane) non è prevista l’esposizione di simbologie religiose come non è d’uso l’allestimento del Presepe natalizio.

Tale scelta non è motivata dall’esigenza di non urtare la sensibilità di chi appartiene ad un credo diverso ma da quella di osservare e rispettare la separazione tra l’elemento laico e quello religioso (si tratta, infatti, di Paesi non confessionali).

Lo “scontro tra civiltà” tornato prepotentemente alla ribalta con i fatti di Parigi e le massicce ondate migratorie dall’Africa, nonché l’azione del fattore emotivo in chi è nato e si è formato prima della nascita del “global village”, rischiano di alterare e manomettere l’analisi razionale di una problematica in realtà di facile soluzione e comprensione: in quanto giuridicamente laica, l’Italia non dovrebbe né deve consentire l’esposizione di feticci e richiami religiosi all’interno delle sue strutture pubbliche.

Anche se può far male.

Solesin contro Lo Porto: l’amoralità del propagandismo reazionario

In questi giorni la rete sta assistendo ad un’esplosione di link che, mettendo a confronto la Solesin con un cooperante italiano ucciso in Pakistan (tale Giancarlo Lo Porto) segnalano, polemicamente, la differenza tra il trattamento mediatico delle due vicende.

Non è un caso che questa polemica sia nata dopo la comparsa di una foto che ritraeva Valeria con uno zaino di Emergency e dopo le dichiarazioni, laiche e pacificatrici, dei genitori della giovane; si tratta, infatti, di una strategia ritorsiva subdola e strisciante, mirante a ridimensionare l’impatto emotivo per la morte di una persona (la Solesin) che non può essere usata come ariete di sfondamento dal propagandismo reazionario ed islamofobo.

Nell’impossibilità di sferrare un attacco diretto e frontale a Valeria ed alla sua famiglia (si tratterebbe di un’azione respingente sotto il profilo morale e, dunque, inefficace sotto quello strategico) ecco che la rappresaglia viene incapsulata in una veste più accettabile, capace di garantire maggiori chances di penetrazione.

ISIS e Russia: il dilemma del “male minore”

“Se vediamo i nazisti vincere contro i sovietici, dobbiamo aiutare i sovietici contro i nazisti. Se vediamo i sovietici vincere contro i nazisti, allora dobbiamo aiutare i nazisti contro i sovietici”.

Così, Sir Winston Churchill sul confronto tra la Germania nazista e l’URSS durante la II Guerra Mondiale.

Osservatore acuto e grande conoscitore della politica e della geopolitica, il premier britannico aveva intuito, già prima del 1945, la pericolosità del Paese di Stalin per il mondo libero.

Sebbene la ferocia dell’ISIS e la distanza tra la nostra “way of life” e quella propugnata dall’estremismo islamico generino in noi un schock emotivo dirompente, l’analisi razionale mostrerà come la Russia di Putin, molto più del Califfato, costituisca oggi una minaccia per l’Occidente. Questo, in ragione del potenziale militare di Mosca, della fisionomia del suo establishment, della sua storia, del suo peso globale, delle sue occulte strategie di persuasione e della sua politica assertiva-aggressiva oltre i confini nazionali (specialmente nello scacchiere europeo-orientale).

Benché ogni riproposizione degli schemi guerrafreddiani non abbia diritto di cittadinanza nel mondo moderno, un abbassamento del livello di allerta davanti alla Federazione Russa ed una sua idealizzazione sono e potrebbero essere dunque errori dal costo elevatissimo.

Jet russo: perché non scoppierà la III Guerra Mondiale e perché Putin ha commesso un errore. Lo scenario del 1962.

Turkey-Russia-FlagsTra i momenti più bui della Guerra Fredda vi furono l’abbattimento, da parte della contraerea sovietica, di un areo-spia statunitense U-2 (venne distrutto per errore anche un Mig-19 della Voenno-vozdušnye sily SSSR) e l’abbattimento sui cieli della penisola di Sachalincon, ad opera di un caccia intercettore sovietico Sukhoi Su-15, di un jumbo della Korean Air Lines con a bordo 269 civili, tutti deceduti.

Nonostante la forte reazione emotiva, soprattutto per l’attacco al jumbo sudcoreano (tra l’altro, in quel caso non c’era stata alcuna violazione intenzionale dello spazio aereo dell’URSS), l’Occidente non avviò nessuna rappresaglia di tipo militare contro Mosca; la posta in gioco era troppo alta, e valeva la vita di miliardi di esseri umani.

Allo stesso modo, oggi, il Kremlino è perfettamente consapevole, esattamente come gli USA e l’Occidente ieri, dell’irrazionalità di ogni risposta militare contro Ankara, membro NATO, dopo la distruzione di un suo bombardiere tattico nei cieli turchi.

Non solo la Federazione Russa si trova in una posizione debole sul piano politico-diplomatico (è improbabile che Erdogan abbia ordinato di colpire il bombardiere senza una valida ragione) ma sa che qualsiasi atto ostile verso la Turchia avrebbe come conseguenza una reazione armata e termonucleare occidentale, che porterebbe all’annientamento del Paese.

Lo scenario del 1962 e rischi per Putin

Paragonato più volte a Jurij Andropov per la provenienza di entrambi dal Kgb, Putin è tuttavia più vicino, almeno per quanto riguarda gli indirizzi della sua politica estera, a Nikita Chruščёv. Se, infatti, Chruščёv si dimostrò un riformatore “illuminato” dopo gli anni staliniani (Putin è, invece, un conservatore) in politica estera scelse una linea decisamente aggressiva ed avventuriera.

Forse confidando in una supposta debolezza dell’Occidente dopo l’insuccesso coreano e sottovalutando John kennedy in ragione della sua giovane età, l’ex contadino ucraino abbassò sempre più l’asticella del consentito, fino ad arrivare al punto di non ritorno della Crisi dei Missili di Cuba del 1962. Costretto ad una clamorosa quanto umiliante ritirata per evitare la III Guerra Mondiale (anche se gli accordi tra i due blocchi prevedevano per l’URSS la contropartita del ritiro dei vettori americani dall’Italia e dalla Turchia), il capo del Kremlino fu successivamente esautorato da ogni carica ed emarginato dalla vita politica nazionale.

Al pari di Chruščёv nel 1962, violando lo spazio aereo turco Putin ha commesso una mossa azzardata che, in assenza di una reazione (da escludere per i motivi sopracitati), potrebbe generare pesantissime ricadute sulla sua immagine e su quella del suo Paese.

Lotta al terrorismo: perché non dobbiamo sopravvalutare la forza della Russia

carro sovieticoIntervistato dal think tank internazionale PS21 (Project for the study of the 21St Century), Sir Lawrence Freedman, ex consulente di Tony Blair ed oggi professore alla facoltà di “War Studies” del King’s College, ha detto che la Russia “di fatto non è una superpotenza perché ha un prodotto interno lordo basso e non potrebbe mai sostenere un conflitto di lunga durata”.

Oltre alle difficoltà legate ad un PIL non particolarmente competitivo (l’Italia è, ad esempio, in una posizione più avanzata), Mosca lamenta anche significative carenze per quanto riguarda le sue forze convenzionali, elementi che non le consentirebbero quindi un’azione su larga scala e di lunga durata contro il terrorismo basata sull’ “hard power” (la scelta termonucleare è, per ovvi motivi, incontemplabile, anche nelle varianti tattica e di teatro).

Ogni ipotesi di convergenza tra Est ed Ovest per la lotta al fondamentalismo dovrà quindi e come prima cosa partire da una visione lucida e realistica delle reali potenzialità del Krermlino.

La “Dottrina MItterrand” e l’ISIS degli altri

E’ auspicabile che i recenti fatti di Parigi e il clima di emergenza nel quale la Francia è piombata ormai da un anno suggeriscano all’Eliseo un ripensamento della “Dottrina Mitterand”, un irrazionale quanto iniquo dispositivo che, sulla base della presunzione francese di detenere un sistema giudiziario più democratico e più etico, protegge da decenni gli Abdelhamid Abaaoud degli altri.

E’ altresì curioso come Mitterrand ospitasse gli uomini di organizzazioni (ad esempio, le BR) che avevano come obiettivo l’abbattimento di uno Stato capitalista ed atlantico esattamente come il suo.