Appunti elettorali

(Di CatReporter79)

Il PD
Limitarsi a considerare il risultato del PD come una catastrofe, innanzitutto del suo segretario, sarebbe un approccio troppo semplicistico e poco razionale. Al netto degli errori di Renzi (ottimo comunicatore ma pessimo stratega, a differenza di quel Berlusconi che gli viene paragonato ma che sapeva essere sia ottimo comunicatore che ottimo stratega), il PD paga un momento negativo comune a quasi tutti i grandi partiti socialdemocratici occidentali. In un’epoca di profonda crisi economico-sociale, di emergenza legata al terrorismo e all’immigrazione, usare un linguaggio ponderato ed europeista è infatti scommessa difficile e rischiosa. Risalire la china sarà un’impresa ardua, al di là di chi guiderà il partito, che in ogni caso resta il secondo del Paese. Solo un cambiamento radicale degli scenari internazionali potrà invertire questa fase negativa per le sinistre moderate.

Il M5S
Il M5S stravince senza vincere, tagliando l’Italia in due secondo un cliché socio-politico-culturale che ricorda quello del 2 Giugno 1946. Oggi, il Movimento si trova davanti al suo più grande nemico, che è allo stesso tempo la sua forza più grande: l’ “alterità”. Se vorrà governare dovrà perderla, accettando il compromesso con altre forze, cosa che provocherà anche un’emorragia di consensi in quei sostenitori che non si riconosceranno ideologicamente nella nuova alleanza. Mantenerla significherà invece restare in panchina, fino a data da destinarsi.

Il centro-destra
Il centro-destra vince, di nuovo, ma ha anch’esso la sua debolezza nella sua forza. Le colonne portanti di questa orchestra polifonica sono cioè due partiti, FI e Lega, basati a loro volta esclusivamente sui singoli e pertanto legati alle loro fortune e ai loro destini destini. FI, creazione di Berlusconi (ormai al tramonto) e sprovvista di un suo “background” e la Lega, che Salvini non ha creato ma che Salvini ha saputo resuscitare dal baratro dove era precipitata. La più grande resurrezione dopo quella di Lazzaro e di Richard Nixon, parafrasando il New York Times.

La sinistra della sinistra
La debacle di LEU e di PAP conferma in modo eclatante lo scollamento delle sinistre “radicali” rispetto al Paese “reale”. L’incontro (la contaminazione?) con il movimentismo ha determinato un loro slittamento verso obiettivi e valori che la classe lavoratrice e il “proletariato” percepiscono come lontani. L’assegnazione di un ruolo apicale a tematiche come il femminismo, il migrazionismo, il terzomondismo, l’animalismo, l’anti-specismo e l’ecologismo e la conseguente relegazione delle battaglie storiche sul lavoro e i diritti sociali a un velleitarismo ideologico anacronistico e inattuabile, hanno in buona sostanza fatto sentire solo e senza più tutela il loro elettorato tradizionale. Operai, precari, cassintegrati, disoccupati, cittadini in emergenza abitativa, delle periferie, ecc, si spostano così, in Italia come altrove, verso le destre radicali, sociali e identitarie, maggiormente collegate, almeno nel loro abito propagandistico, alle esigenze dei ceti “autoctoni” in difficoltà. LEU ricalca inoltre un tipo di civismo anni ’90 (vedi l’uso di un magistrato come “frontman”) oggi superato.

Un commento a parte meritano i media: sebbene in democrazia all’informazione non spetti un ruolo “pedagogico”, è comunque dovere dei professionisti del settore (e questo è un principio già di memoria tucididea) non manipolare il fatto. Un errore che invece il giornalismo italiano ha commesso, giocando con l’emotività dei cittadini, stuzzicando la loro rabbia e le loro paure. Ciò ha contribuito a creare un’immagine “percepita” ben differente da quella “reale” e ben più negativa e compromessa, avvantaggiando l’opzione populista.

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Matteo Salvini e la canzone di Elisa: il “sotf power” del leader del Carroccio.

« Stupenda la canzone “A modo tuo” di Elisa. Così, mi andava di dirvelo. E voi cosa state ascoltando? »

Questo, uno degli ultimi post scritti da Matteo Salvini su Facebook e Twitter. Nonostante la cosa abbia suscitato l’ilarità dei sui detrattori, interventi del genere si presentano come abili tecniche propagandistiche e comunicative, questo perchè l’utilizzo di un’immagine, di un link o di qualsiasi altro elemento richiami alla “normalità” ed alla propria vita di tutti i giorni, è funzionale all’obiettivo di avvicinare il politico alla gente “comune” («E voi cosa state ascoltando?»), spoglandolo di quella patina di istituzionale distacco che, solitamente, circonda l’establishment.

La scelta si rivelerà ancor più efficace se il personaggio in questione baserà, come Matteo Salvini, la propria strategia sul dialogo con l’ “everyman” (l’ “uomo della strada”)

Te saludi, Padania. Perché non mi mancherai.

Un certo fair play di maniera molto diffuso negli ultimi anni, suggerisce di esternare il proprio disappunto per la chiusura di una testata giornalistica, e questo al di là dei suoi contenuti ed orientamenti. “E’ pur sempre pluralismo”, “è pur sempre informazione”. Queste, le motivazioni.

Si tratta di un cliché che, personalmente e come iscritto all’Albo, respingo con forza; una testata, infatti, costituisce una ricchezza per il collettivo se rispetta le regole della deontologia giornalistica e se svolge un servizio per il lettore, autentico e reale.

La “Padania”, al contrario, si è sempre posta come la cassa di risonanza di un odio anti-meridionale e xenofobo inaccettabile in e per un consorzio democratico e progredito, introducendo nel modo di fare giornalismo elementi ed abitudini che hanno contribuito a dequalificare la professione.

Non mi rattrista, quindi, la fine dell’organo ufficiale della Lega Nord, come non mi avrebbe rattristato la chiusura del “Der Stürmer”.

“La salute della società dipende dalla qualità delle informazioni che essa riceve” –
Walter Lippmann.

La forza del Paese “reale” nel referendum scozzese.Silent majority e Vocal minority.

La netta affermazione del NO nel quesito referendario scozzese (55% contro 45% con un 84% di affluenza) ha dimostrato, ancora una volta, la differenza netta, sostanziale e decisiva, tra il Paese “reale” ed il Paese “politico”.

Il primo è identificabile nella “silent majority” (“maggioranza silenziosa “) di memoria nixoniana, ovvero il segmento più consistente della popolazione, che fa politica attiva soltanto nell’urna. Generalmente tradizionalisti e conservatori (anche se non necessariamente moderati) gli appartenenti alla “silent majority” manifestano uno scetticismo abituale verso le novità e gli estremismi, indipendentemente dalla loro collocazione “cromatica”.

Il secondo è identificabile nella “vocal minoity” (“minoranza rumorosa”), attiva e partecipe anche al di fuori degli appuntamenti elettorali e per questo più visibile e qundi, soltanto in apparenza, più forte.

In Italia, abbiamo avuto la dimostrazione di questa differenza, del suo peso e del suo ruolo, in occasione delle recenti consultazioni per il parlamento europeo, con un M5S, mattatore nelle piazze ed in rete (e per questo dato da molti observers come favorito), che ha perduto 3 milioni di voti, ed un PD, dato intorno al 25%, che ha addirittura sfondato la soglia del 40%, avvicinandosi al record che fu della DC a guida Fanfani, nel 1958.

Sul fronte indipendentista, i vari candidati appartenenti a formazioni che propugnano il ritorno delle Delle Due Sicilie non raccolgono che percentuali infinitesimali, nelle poche occasioni nelle quali riescono a presentare le loro liste (Michele Ladisa del Movimento DuoSiciliano si è fermato 0,20%). Anche in questo caso, potremo osservare una profonda differenza tra la forza “reale” e quella “sostanziale” di questi movimenti, attivissimi in rete (dove confezionano rielaborazioni stroiche al limite del grottesco) ma de facto inesistenti nelle urne.

In Veneto, regione considerata roccaforte leghista e laboratorio degli esperimenti separatisti del Carroccio, il partito di Salvini può invece contare su un 15,87% (politiche 2013), cifra assolutamente insufficiente per dare corpo e forma qualsiasi velleità rivoluzionaria.

A penalizzare l’indipendentismo, in Italia come altrove, anche una strategia comunicativa spesso aggressiva e un modus operandi borderline che spoglia le varie fazioni secessioniste di credibilità agli occhi dell’elettore moderato.

“For almost 200 years, the policy of this Nation has been made under our Constitution by those leaders in the Congress and the White House elected by all of the people. If a vocal minority, however fervent its cause, prevails over reason and the will of the majority, this Nation has no future as a free society”. Nixon’s ‘Silent Majority’ speech. 1969

Il tour di Matteo Salvini al Sud

Quello che molti meridionali i quali, comprensibilmente, hanno fischiato Matteo Salvini non intuiscono, è il vero motivo del tour del leader leghista nel Sud dello Stivale; lo scopo è quello di creare un collegamento tra le varie forze separatiste italiane (nel caso di specie con i capi dei nostalgici di Francesco II), così da portare, insieme, l’assalto allo stato unitario. La buona fede di tanti meridionali viene quindi strumentalizzata e la loro dignità messa in secondo piano e sacrificata in nome di un meschino calcolo di bottega con chi ha definito i napoletani “colerosi”, invocando l’ira del Vesuvio sulla città.

Separiamoci! Anzi, forse no. Perché Beppe Grillo gioca a fare Gianfranco Miglio

bossi grillo

Intento di Beppe Grillo con il suo ultimo intervento non era quello di
vibrare un attacco ideologico o storico al portato risorgimentale né di
rivalutare l’esperienza delle comunità statali preunitarie (si tratta di
un intreccio di fenomeni oltremodo complessi di cui, probabilmente,
l’ex comico non ha nemmeno una cognizione definita, definibile e
spendibile).

Nessun singulto separatista, quindi, nessun
afflato verso questa o quella opzione centrifuga, bensì una strategia di
marketing, ancora una volta ed ancor di più se e perché in prossimità
delle consultazioni europee. Politico atipico alla guida di un movimento
atipico, Grillo sa di non poter far affidamento sull’elettorato
“tradizionale”, da sempre ed ormai terreno di caccia delle tre grandi
compartimentazioni ideologiche, ed allora cerca il suo “Fattore K” nei
sottoboschi, comunità ibride a metà tra l’inerzia scontenta e la
partecipazione, quasi sempre piccoli segmenti se presi singolarmente ma
numerosi e potenzialmente decisivi se riuniti e sommati, aggregazioni
che vanno dai teorici del complotto agli ultranimalisti agli
ultarambientalisti ai separatisti, per l’appunto. E’ a questo universo
vasto e variegato, riempito di tutto e del suo contrario e spesso
sprovvisto di una rappresentanza politica, che il leader pentastellato e
i suoi “strategists” cercano di dar voce. Ecco il motivo del forsennato
ecumenismo inclusivo del Movimento, che si riflette anche nella bulimia
cromatica del suo simbolo. Ecco il motivo delle incursioni su Stamina e
“Fracking”, ecco il motivo delle interrogazioni sulle scie chimiche e
degli interventi sull’esistenza delle Sirene, ecco il motivo delle
battaglie contro la TAV , ecco il motivo dell’ammiccamento quando a
Pertini e quando al Ventennio, ecco il motivo dell’appeal su estremisti
di destra come di sinistra. Ed ecco il motivo della presenza nel M5S di
ex leghisti come di neoborbonici.

Le elezioni europee sono alle
porte, dicevamo, e l’istrione di Genova cerca di drenare voti ad un
partito ormai alla fine della sua parabola storica (la lega Nord) e di
sedurre i grandi blocchi dell’ improbabile e bizzarro scontento
revanscista (sardi, siculi, valdostani).

Im Westen nichts Neues

Un “cadeau” agli amici renziani.

Questo è soltanto un piccolo e limitato estratto dall’antologia di trivialità partorite dai militanti del Carroccio nella storia ultraventennale del movimento. Ebbene, costoro continueranno ad occupare gli scranni del Parlamento italiano grazie alla norma “salva Lega” accettata dal leader democratico.

Buona lettura.

1) Amo gli animali, orsi e lupi com’è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di orango.
(Roberto Calderoli, 13 luglio 2013)

2) Molte idee di Breivik sono buone alcune ottime.
(Mario Borghezio sull’autore della strage di Utoya, 26 luglio 2011)

3) Monti rischia la vita, il Nord lo farà fuori.
(Umberto Bossi, 5 marzo 2012)

4) Maledetto, inquinare così il nostro sacro fiume…Vorrei vedere io se andassimo a sgozzare mucche e maiali o defecare nel Gange….
(Luca Dordolo, consigliere comunale di Udine, sull’omicidio di una donna indiana da parte del marito, che ha gettato il corpo sul fiume Po: 2 giugno 2012)

5) La pioggia è riuscita nell’impresa in cui aveva fallito il sindaco Fassino, lo sgombero del campo nomadi abusivo in Lungo Stura Lazio.
(Davide Cavalletto, deputato della Lega Nord, dopo la piena che ha travolto un capo nomadi a Torino: 8 novembre 2011)

6) La civiltà gay rischia di trasformare la Padania in un ricettacolo di culattoni.
(Roberto Calderoli, 15 gennaio 2006)

7) Fa bene Tosi a esporre la foto perché Napolitano è anziano, metti che muore domani, aggiunge un velo nero ed è già pronto.
(Mario Borghezio, 3 luglio 2012)

8) Terremoto nel Nord Italia… ci scusiamo per i disagi, ma la padania si sta staccando.
(Stefano Venturi, segretario Lega Nord di Rovato, 20 maggio 2012)

9) Ci vogliono i forni….
(Mauro Aicardi, consigliere comunale di Albenga, su una rissa causata da immigrati: 9 giugno 2012)

10) Ma i cinesi erano dentro ??? Nooo??? Peccato.
(Patrizio Ferrabue, segretario Lega Nord di Bovino Masciago, sull’incendio scoppiato in un magazzino cinese di Monza: 21 settembre 2011)

11) Fin da subito metto a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire, esattamente come a suo tempo feci in quel di Lodi.
(Roberto Calderoli, 12 settembre 2007)

12) La Biancofiore si è dovuta piegare ai finocchi.
(Emilio Paradiso, consigliere leghista di Prato, dopo che Michaela Biancofiore ha dovuto rimettere le deleghe alle Pari Opportunità per alcune frasi contro i gay: 6 maggio 2013)

13) Nessuno stupra la Kyenge?
(Dolores Calandro, consigliere di quartiere a Padova, 13 giugno 2013)

14) Sono razzista, non l’ho mai negato. Il ministro Kyenge deve stare a casa sua, in Congo….
(Erminio Boso, deputato Lega Nord, 3 maggio 2013)

15) Se le avessero lanciato la noce di cocco le avrebbe fatto male, quindi la banana .. deve essere contenta.
(Giorgio Masocco, consigliere comunale di Cantù, sull’episodio di lancio di banane a Cecile Kyenge: 29 luglio 2013)

16) Garibaldi entrò a Napoli scortato dai mafiosi e dai camorristi. Per questo andrei a fucilarne il cadavere e non certo a celebrarlo.
(Mario Borghezio, 17 marzo 2011)

17) Vendiamo Sicilia e Campania agli americani.
(Mario Borghezio, 17 aprile 2012)

18) Siamo alla svolta. Dell’Italia non me ne frega un ca**o. La Padania è più viva che mai, basta vedere qui a Pontida.
(Mario Borghezio, dopo il raduno di Pontida nel 2011)

19) Quella signora abbronzata, quella che diceva del deserto e del cammello.
(Roberto Calderoli alla giornalista Rula Jebreal, 8 febbraio 2006)

20) L’Italia dobbiamo mandarla a fanculo.
(Umberto Bossi 30 luglio 2012)

21) Il tricolore lo uso per pulirmi il culo
(Umberto Bossi, 26 luglio 1997)

22) Siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano trecento lire e se un magistrato vuole coinvolgere la Lega nelle tangenti sappia che la sua vita vale trecento lire.
(Umberto Bossi, 14 novembre 1993)

La lista termina con: “Le Camicie Verdi devono essere pronte a sparare anche ai Carabinieri”. Umbero Bossi