Lotta alla Mafia. Quando la vera piaga è il disfattismo militante

Eventi come l’anniversario della strage di Via D’Amelio dovrebbero rappresentare l’occasione anche per segnalare ed illustrare gli eccezionali, indubbi e indubitabili progressi compiuti negli ultimi decenni dallo Stato nella lotta alla Mafia (decapitazione della banda dei corleonesi, cambio nella cultura dell’omertà, drastico calo degli omicidi, ecc).

Si tende, al contrario, ad evidenziare, spesso dilatandoli, soltanto gli elementi negativi, come se le istituzioni non avessero fatto nessun passo avanti contro l’organizzazione.

Ricordiamo che Cosa Nostra estende i suoi tentacoli sulla società dal XIII secolo (nacque sotto la dominazione angioina dell’isola) e non è di conseguenza pensabile né razionale una sua sconfitta a breve termine; tuttavia, un “modus cogitandi” più equilibrato e positivo si staglia come condizione imprescindibile per portare a termine, con successo, la battaglia contro questo tipo di piaga ed afflizione.

Il romanticismo ci ha insegnato che un atteggiamento pessimistico e disfattistico corrisponde ad una visone lucida della realtà e ad una più accentuata allergia sensoriale; non è così.

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