La Nazionale, il Paese, la crisi e quei paragoni forzati…

coppyDopo ogni delusione legata alla Nazionale di calcio, sono puntuali gli accostamenti, di segno catastrofistico, ad una situazione d’insieme del Paese, che si vorrebbe in pieno declino.

“La Nazionale specchio di un Paese in rovina”, “La Nazionale nel baratro come l’Italia”, “La Nazionale da rifondare come tutto il resto” ecc, i refrain concettualmente più comuni.

Si tratta, ad ogni modo, di semplificazioni elementari e grossolane, suggestioni scollegate da ogni evidenza razionale. Non solo, infatti, l’Italia non è al tramonto (i paesi in grave difficoltà sono altri) ma i nostri colori primeggiano in tanti altri ambiti e contesti sportivi, dalle discipline individuali a quelle di squadra, oggi come ieri.

 

Nota storica: il Brasile e l’Argentina vinsero alcuni dei loro mondiali in momenti drammatici e difficilissimi nella storia dei due paesi.

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“Patria o muerte”.Quando la differenza tra la sinistra sudamericana (patriottica) e quella italiana (antinazionale) sta tutta in un morso. Le ragioni della storia.

All’indomani della vittoria azzurra ai mondiali tedeschi, su “Liberazione” (organo ufficiale di Rifondazione Comunista) apparve un articolo molto critico verso i festeggiamenti, presentati come una manifestazione di nazionalismo esaltato, ultrastico e pericoloso. Secondo l’estensore del pezzo, erano i tricolori stessi ad essere sul banco degli imputati, visti non già come semplici simboli nazionali ed istituzionali bensì come vessilli di un’ isteria protofascista collettiva (!).

Sul versante opposto, la sinistra marxista uruguaiana (il Frente Ampilo) ed il suo leader (l’ingiustamente mitizzato José Alberto “Pepe” Mujica ) sono scesi e stanno scendendo in campo a ranghi serrati e con (farseschi) toni di guerra in difesa di Luis Alberto Suárez dopo la (giusta ) squalifica per il grave atto di violenza commesso ai danni di Giorgio Chiellini.
Esiste una profonda differenza tra la sinistra marxista italiana e quelle sudamericane, evidenziata anche da questo aneddoto “sportivo”; se, infatti, i socialisti e comunisti di casa nostra hanno sviluppato un tenace spirito antinazionale, frutto di un’alterazione del portato internazionalista marxiano e dell’ anti-italianismo gramsciano (cristallizzato ne “La questione meridionale”, maldestro ed emotivo pamphlet storiografico di critica antirisorgimentale), la sinistra sudamericana ha, invece, coltivato una forte vocazione patriottica. Questo perchè le dittature, militari e civili, di stampo reazionario e fascista che per decenni hanno oppresso i paesi dell’America Latina ebbero il vitale sostegno dalle potenze europee e, in particolare, degli USA. Essere antifascisti era, quindi, intrinsecamente legato all’essere nazionalisti e identitari. Si tratta di una filosofia che ha sempre penalizzato le sinistre radicali, nel nostro Paese. L’ anti-identitarismo è e rappresenta infatti una scelta antropologicamente innaturale.