L’ipocrisia strategica delle “Sentinelle in Piedi”. Gay e coppie “di fatto”: l’Italia recuperi il ritardo con l’Europa.

Allorquando nel nostro Paese torna a riaffacciarsi nel dibattito pubblico e collettivo l’ipotesi di un disegno di legge che integri la comunità LGBT o le coppie “di fatto” nei diritti civili, il movimento d’opinione conservatore sale sulle barricate, denunciando una presunta minaccia per la famiglia “tradizionale” o la società, nel suo insieme.

E’ accaduto ai tempi dei PACS (poi diventati DICO) e accade oggi con le “Sentinelle in Piedi”, schierate in nome della “libertà di espressione” contro il ddl Scalfarotto sull’omofobia e la transfobia. Appare del tutto evidente come né il matrimonio gay né un dispositivo contro l’ intolleranza omo-lesbo-transofoba possano né potrebbero, in nessun modo, interferire con le prerogative degli eterosessuali o con la vita democratica; si tratta, dunque, di escamotage che l’omofobo utilizza, via via, per dare una patente di legittimità a pulsioni e odii altrimenti inesportabili ed impresentabili.

E’ bene ricordare ai pasdaran del tradizionalismo più retrivo come la quasi totalità delle democrazie occidentali abbia equiparato, sul piano delle garanzie, eterosessuali ed omosessuali, coppie sposate e “di fatto”, senza nessuna conseguenza negativa per la famiglia “tradizionale” o per lo Stato. In molti casi, questi provvedimenti sono stati varati da governi conservatori e in Paesi retti dalla forma istituzionale monarchica. Tradizione fa rima con evoluzione; in tutti i sensi.

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