..e se poi mi assolvono..? Il caso dei pediatri indagati a Livorno e le colpe di una certa informazione.

Qualche mesa fa mi capitò di occuparmi di un caso di omicidio, e riferendomi al killer scelsi di utilizzare la formula “presunto assassino”, nonostante fosse un reo confesso. Questo perché le indagini erano ancora nelle loro fasi embrionali e, per il nostro ordinamento, si trattava di un presunto innocente.

La Carta dei Doveri del Giornalista non vieta la divulgazione delle generalità dell’indagato (se acquisite in modo lecito e legale), ma obbliga chi fa informazione a presentare la vicenda ricordando la presunzione d’innocenza, senza contaminazioni e manomissioni di alcun genere. In particolare:

“In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo.

Il giornalista non deve pubblicare immagini che presentino intenzionalmente o artificiosamente come colpevoli persone che non siano state giudicate tali in un processo”

Nel caso dei pediatri indagati a Livorno, questo principio è stato disatteso da buona parte del circuito mediatico. Per quanto raccapriccianti siano e possano essere le accuse, la cultura civile non dovrà mai retrocedere dinanzi all’emotività. La democrazia, è bene non scordarlo, rivela la sua forza quando viene messa dura prova

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Perchè la Grandi Rischi è sfuggita ad ogni rischio.La “scossa” della comunicazione

“Processo alla scienza”; questo il refrain, astuto, degli imputati e dei loro difensori, poi ripreso da quella fetta di pubblica opinione che commenta senza informarsi, senza approfondire.

No, non si trattava di un “processo alla scienza”, di un tentativo di tagliare le gambe a sismologi e geologi, ma di un processo ad un gruppo di singoli soggetti che erano andati al di là delle loro competenze e delle acquisizioni della loro disciplina, somministrando dosi massicce di rassicurazioni infondate e truffaldine, dal momento in cui, ad oggi, un evento sismico non è prevedibile.

Hanno vinto loro, alla fine. Quel mantra, ipocrita ed amorale, li ha condotti fuori dal pericolo, al ripario dal giusto castigo e dalla giusta sanzione. Nihil sub sole novum.
Mi sento bene, perché i tecnici della Commissione hanno detto che non accadrà nulla. Non ci sarà una grande scossa, in più la mia casa è nuova e sicuramente costruita come si deve. Domani, 6 aprile 2009, inizia una nuova settimana di lavoro; non vedo l’ora di rivedere i miei amici e colleghi, per riderci su..

Il “rinnovamento” di Giorgia Meloni

Scrive Giorgia Meloni sul suo spazio Facebook, a proposito dell’assoluzione in Appello (il processo non si è ancora concluso) di Silvio Berlusconi:

“L’assoluzione nel processo Ruby rappresenta una vittoria per Silvio Berlusconi, che di fronte alla giustizia ha dovuto difendere prima di tutto la sua onorabilità. Per questo non posso che rivolgergli le mie congratulazioni ed esprimergli la mia vicinanza. L’auspicio è che voglia utilizzare la forza che questa sentenza gli restituisce per sostenere una nuova fase del centrodestra, raccogliendo e rilanciando l’appello di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e di tutti coloro che lo hanno sottoscritto per celebrare primarie di coalizione e rifondare un centrodestra credibile, capace di dare risposte agli italiani e alternativo alla sinistra.

In buona sostanza, la 37enne Meloni, “fuggita” a suo tempo dal partito berlusconiano (all’epoca, il PdL), affida ad un 80enne pregiudicato, plurinquisito , incandidabile e ormai condannato ad una parabola discendente irreversibile, le redini e il rinnovamento del centro-destra italiano.

“In praetoriis leones, in castris lepores”

Berlusconi e la “via giudiziaria” della persuasione. Dalle Crociate a Sallusti: anatomia della-di una “menzogna”

Individuo esecrabile sotto il profilo morale e criminale seriale, Joseph Goebbels era e si dimostrò tuttavia un abilissimo comunicatore, tra i primi ad intuire l’importanza della reiterazione e della sloganizzazione della menzogna nell’impianto propagandistico moderno (le prime forme di propaganda organizzata si hanno già in epoca romana, con gli “Acta Diurna” , e il ricorso alla falsificazione conobbe già un’efficacissima diffusione ai tempi delle Crociate, per iniziativa della Chiesa). Se ripetuta, la menzogna tende infatti a sedimentarsi nei tessuti cognitivi, culturali ed emotivi più profondi del bersaglio, fino ad impregnarli ed orientarli.

Dalla condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi, stiamo assistendo alla riproposizione di un refrain, martellante ed uniformante, che vorrebbe l’ex Premier eliminato per “via giudiziaria” e non per via politica, in modo quindi anticonvenzionale e illiberale. Molti esponenti della stessa sinistra si dolgono e rammaricano di quella che , anche ai loro occhi, appare quasi come una sorta di scorciatoia, come se la magistratura italiana fosse in realtà un “gavroche” che ha scippato la democrazia di uno dei suoi fondamenti e non un organismo autonomo che agisce in base ai principi del diritto e dell’equità.

Ecco l’ingresso della “menzogna” nei meccanismi della persuasione, di una menzogna sloganizzata e reiterata, appunto, fino a farsi “verità”. La decisione da parte delle camere di far decadere il Cavaliere, rientra infatti in quella che è la nostra intelaiatura giuridica e normativa; nessun abuso, nessun scorciatoia, nessuna soluzione punitiva “ad personam”, come in tanti altri casi, come per tanti altri casi.