La Turchia e le piazze italiane: il qualunquismo al potere

Leggo ancora adesso sortite demagogiche e qualunquistiche che contrappongono, esaltandola, la protesta turca ad una supposta inerzia da parte delle folle italiane, ovviamente messa (e messe) alla berlina. Come già sottolineato, un atteggiamento di tal genere rivela e palesa l’ assenza, più totale e sconfortante, di dimestichezza con gli strumenti base della storiografia, della sociologia e delle scienze politiche; la Turchia, intesa ed analizzata come approdo istituzionale e politico della parabola storica ottomana, reca un passato millenario di teocentrismo islamico di stampo imperialista, e dopo una parentesi di parziale secolarizzazione ed occidentalizzazione ( la vulgata del paradiso laico post-kemaliano abbisogna di un’opera di scavo e di un “labor limae” estremamente rigorosi) rischia di piombare , nuovamente, nell’oscurantismo confessionale ad opera di un tiranno reazionario e illiberale, Recep Tayyip Erdoğan. Si potrebbe accettare una simile convergenza solo se il Vaticano decidesse di muovere le armate per impossessarsi di quelli che furono i suoi antichi domini territoriali, ma così non è e così mai sarà.

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