L’attualità del “security dilemma”

Il linguaggio della geopolitica anglosassone, identifica con la formula “security dilemma” uno dei maggiori problemi nelle relazioni interstatuali*.

La dotazione di un apparato militare nettamente superiore a quello dei propri antagonisti, può infatti creare negli stessi un senso di inferiorità, preoccupazione ed una sindrome da accerchiamento capace di spingerli ad aumentare, a loro volta, il proprio potenziale bellico, offensivo come difensivo.

Una mano pericolosa sul tavolo degli equilibri internazionali, vincente (ma con rischi elevatissimi) in epoca reaganiana ma oggi gravida di incognite.

*Si parla, ovviamente, dei maggiori fattori di potenza.

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Lo Stato dovrebbe fare di più..ma come dico e voglio io NIMBY e LULU

A partire dagli anni ’70 del secolo scorso, videro la luce i primi gruppi di “cittadinanza attiva”, organizzazioni di persone comuni che contestavano le scelte dei decisori in materia ambientale.

Tali soggetti vennero indicati sotto gli acronimi di NIMBY (“Not in my backyard”, “non nel mio cortile”) e LULU (“Locally unwanted land use”, “utilizzazione del territorio localmente non voluta”) per evidenziare quella che era la loro caratteristica più distintiva e peculiare, ovvero l’opposizione a qualsiasi lavoro di impatto-modifica ambientale vicino ai luoghi di residenza degli appartenenti ai vari comitati.

Sebbene presi singolarmente i cittadini di questo o quel comitato fossero d’accordo con la realizzazione di un’opera di pubblica utilità, il loro atteggiamento cambiava, quando tale opera veniva progettata vicino alle loro abitazioni.

Si tratta di un fenomeno riscontrabile anche nel nostro Paese, ed anche per quel che riguarda gli interventi di contenimento del rischio idrogeologico; nonostante chieda ed invochi in tal senso una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, l’italiano tende a modificare il suo orientamento, se e quando l’opera di manutenzione interferisce con le sue abitudini o riguarda, in qualche modo, la sua proprietà

La lezione di Genova: quando lo Stato che non funziona non è a Roma.

Quanto accaduto a Genova dimostra e palesa, per l’ennesima volta, tutta la fragilità del velleitarismo secessionista e del colpevolismo antistatuale. Il capoluogo ligure è, infatti, una città del Settentrione, tra le più avanzate del Paese; ciononostante, le deficienze e i dilettantismi dei suoi vertici e degli enti locali in materia di prevenzione del rischio idrogeologico e gestione del territorio sono tornate ad affacciarsi e con esiti, anche questa volta, infausti. Faccia autocritica, ogni tanto, anche la periferia.

Sparatoria di Napoli.Lo “scugnizzo” e il carabiniere come paradigma di un confronto-scontro sociale e storico dalle radici profonde

La tragica vicenda di Davide Bifolco, il 17enne ucciso a Napoli da un carabiniere per non essersi fermato all’alt dei militari, si è trasformata nella miccia che ha fatto riesplodere lo scontro, antico, tra due categorie diverse ed antitetiche, quella dei sostenitori delle forze dell’ordine e i loro detrattori, entrambe arroccate nel pregiudizio cognitivo e ideologico del “senza se e senza ma”.

I primi vedono negli uomini in divisa lo Stato, o, comunque la rappresentazione plastica di una giustizia maschia, vindice e distributiva, da tutelare e giustificare sempre e al di là di ogni imperativo razionale, mentre i secondi il simbolo di un potere che si fa oppressivo con le libertà dell’individuo per diventare latitante con i suoi bisogni . Come sempre, soltanto asciugando l’analisi del fatto dalle sue componenti più emotive potremo ottenere una visione il più possibile lucida ed equilibrata degli eventi.

Alla sola magistratura, in prima e in ultima analisi, il compito di giudicare, sulla base degli elementi che emergeranno, la dinamica della vicenda e la condotta delle parti in causa, punendo eventuali colpevoli oppure archiviando il caso.

Lotta alla Mafia. Quando la vera piaga è il disfattismo militante

Eventi come l’anniversario della strage di Via D’Amelio dovrebbero rappresentare l’occasione anche per segnalare ed illustrare gli eccezionali, indubbi e indubitabili progressi compiuti negli ultimi decenni dallo Stato nella lotta alla Mafia (decapitazione della banda dei corleonesi, cambio nella cultura dell’omertà, drastico calo degli omicidi, ecc).

Si tende, al contrario, ad evidenziare, spesso dilatandoli, soltanto gli elementi negativi, come se le istituzioni non avessero fatto nessun passo avanti contro l’organizzazione.

Ricordiamo che Cosa Nostra estende i suoi tentacoli sulla società dal XIII secolo (nacque sotto la dominazione angioina dell’isola) e non è di conseguenza pensabile né razionale una sua sconfitta a breve termine; tuttavia, un “modus cogitandi” più equilibrato e positivo si staglia come condizione imprescindibile per portare a termine, con successo, la battaglia contro questo tipo di piaga ed afflizione.

Il romanticismo ci ha insegnato che un atteggiamento pessimistico e disfattistico corrisponde ad una visone lucida della realtà e ad una più accentuata allergia sensoriale; non è così.

Stato e magistratura: quella separazione che porta all’unità

No secco, categorico e inappellabile all’ elezione del giudice Piero Grasso alla seconda carica istituzionale. Se vogliamo cessino l’odio per la magistratura e lo scontro tra i poteri delle Stato, dobbiamo, innanzitutto, evitare che tali poteri si intersechino, in un meccanismo viziato e vizioso che inevitabilmente­ conduce alla collisione. Questo era possibile ai tempi della Destra e della Sinistra storica, quando la borghesia, ovvero l’alveo sociale della Magistratura, si presentava come fronte unito ed unitario. Adesso avrebbe ed ha solo funzione centrifuga e disgregante